giovedì 31 gennaio 2019

Mi vivi dentro di Alessandro Milan


Titolo: Mi vivi dentro

Autore: Alessandro Milan
Editore: Dea Planeta
Pubblicazione: 27 Febbraio 2018
Genere: Romanzo

Trama

Tutto comincia alle sei di mattina, in radio, dove due giornalisti assonnati si danno il turno. Lui è appena arrivato e cerca di svegliarsi con un caffè, lei sta correndo a casa dopo aver lavorato tutta la notte. 
E succede che nella fretta i due si scambiano per errore i cellulari. 
Si rivedono qualche ora più tardi, e da un dialogo surreale nasce un invito al cinema, poi una mostra, un aperitivo, una gita in montagna. Francesca è bassina, ha i capelli biondi sparati, due occhioni azzurri che illuminano il mondo. 
È una forza della natura, sempre in movimento, sempre allegra. Alessandro è scherzoso e un po' goffo, si lascia travolgere da Francesca e dall'amore che presto li lega. 
E da lei impara, giorno dopo giorno, a vivere pienamente ogni emozione, a non arretrare di fronte alle difficoltà, a capire il significato della resilienza. 
E così anni dopo, insieme, con il sorriso sulle labbra, si troveranno a combattere la più terribile delle battaglie. 
Senza arrendersi mai.






Questo romanzo è rimasto a lungo nella lista dei libri da leggere e da acquistare, ovviamente, in forma cartacea (non so nemmeno se l’e-book esiste). Non perché avessi dubbi sulla sua bellezza, ma perché sapevo che sarebbe stato un libro ostico, pieno, ricco, profondo, ma mai scontato e mai di leggera lettura. 

Del resto una tematica del genere non può andare a braccetto con la leggerezza, anche se ammetto che la lettura è davvero molto fluida, lineare e piacevolissima. 
Prima di iniziare mi sono documentata un po’ in merito alla storia di Alessandro e Francesca, o meglio, di Ale e Franci, perché li sento vicini a me, più di quanto si possa pensare, e, a libro chiuso, mi sembra che mi sia stato concesso il lusso di percorrere un tratto di strada con loro. Ho imparato a conoscerli, ad apprezzarli, a prendere dimestichezza con le loro paure e con i loro tormenti, senza perdere mai di vista la loro costanza e la loro ineluttabile forza.
Che dire del romanzo? Come riassumerlo? Come definirlo? 

Non lo so… Ci ho pensato a lungo e tra tutti gli aggettivi che il mio personalissimo vocabolario (a detta di qualcuno neanche troppo povero) dispone, non ho trovato nessun termine che potesse rendere giustizia a questo libro che ho ampiamente apprezzato per la capacità di non scendere MAI nella commiserazione. 
Non aleggia quel sentimento di pena che, troppo spesso, si rischia di far emergere quando si affrontano tematiche legate al tumore (per giunta in una donna giovane e madre di due bimbi da crescere). 
Le pagine sono pregne di un sentimento di lotta, di rinascita dopo la morte, di accettazione della vita nella sua interezza, inclusa la malattia. È Francesca che, attraverso i racconti del marito, trasmette questo messaggio e se ne fa acerrima e accanita portavoce. 
Questo non significa che il tumore e la malattia venga presentata come l’occasione del secolo, come un punto di partenza, o che peggio vengano osannate il buon umore o le cure palliative per poter risolvere un problema (IL problema)… Al contrario Francesca di affida alla scienza, ma ci mette del suo, credendo fermamente nella vita, nella sua e in quella delle persone che ama: grazie a questo resiste, persiste. Questa è la sua fonte inesauribile di resilienza.

Quello che emerge con delicatezza sovrumana, è la differenza di approcciare la malattia sua e del marito. Fino ad arrivare a comprendere che è Alessandro ad essere terrorizzato dal dolore, dalla malattia, dalla morte, dal cancro. Francesca, in qualche modo, ha trovato l’equilibrio giusto per non soccombere, per non lasciarsi uccidere da qualcosa di incontrollabile, ma che è costretta ad accettare: lo scomodo inquilino del suo corpo. 

La narrazione non è temporalmente omogenea: si assiste ad un continuo andirivieni tra presente, passato e futuro, ma trattandosi più di un diario che di un romanzo la lettura scorre in maniera piuttosto piacevole, intervallata dalla tendenza dell’autore di rivolgersi al lettore oppure alla sua adorata Franci. 
Chi conosce la sua storia lo sa: la forza d’animo di questa donna non è bastato: alla faccia di chi sostiene che il buon umore sia determinante nella cura del cancro! Vorrei prenderli a schiaffi quelli che sostengono che la forza d’animo, la tenacia, la caparbietà, l’amore per la vita, la determinazione, la forza d’animo sia un toccasana: certo lo sono, ma non bastano. Mai. NON BASTA. Se questo bastasse, qualcuno sarebbe (fisicamente) sicuramente ancora qui, con me, ad assistere alle mie cadute e ai miei successi… Invece c’è solo sotto forma di quell'energia che mi scorre nelle vene.

Consigliato a…
Uhm, è difficile non consigliare questo libro, ma è anche difficile individuare le persone a cui consigliarlo. È pieno, ricco, profondo eppure non è assolutamente pesante, fidatevi di questo romanzo, ha tutte le carte in regola per entrare nella top ten dei migliori libri di sempre... 

Ah, ultimissima nota, com'è ovvio, le lacrime scendono, copiose, in più di qualche occasione, ma è anche questo il bello dei libri: sconquassarci il cuore, riunirne i pezzi e renderlo più forte e bello di prima!



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