mercoledì 7 novembre 2018

L'estate che sciolse ogni cosa di Tiffany McDaniel


Titolo: L’estate che sciolse ogni cosa

Autore: Tiffany McDaniel
Editore: Atlantide
Pubblicazione: 2018
Genere: Romanzo

Trama

Ci sono estati che ti entrano sotto la pelle come ricordi eterni. Per il giovane Fielding Bliss quell’estate è il 1984, l’estate che cambierà per sempre la sua esistenza e quella di tutti gli abitanti di Breathed, Ohio. 
Qui, in una giornata dal caldo torrido, il diavolo arriva rispondendo all’invito pubblicato sul giornale locale da Autopsy Bliss, integerrimo avvocato convinto di saper distinguere il bene dal male, e padre di Fielding. 
Nessuno in paese si sarebbe mai aspettato che Satana avrebbe risposto. E tantomeno che si sarebbe palesato come un tredicenne dalla pelle nera e dalle iridi verdi come foglie, eppure quel ragazzo uscito dal nulla sostiene davvero di essere il diavolo. 
A incontrarlo per primo è Fielding, che lo porta con sé a casa. I suoi genitori subito pensano che il giovane, che sceglierà di farsi chiamare Sal, sia scappato dalla propria famiglia, eppure le ricerche non portano a nulla, e in lui sembra esserci veramente qualcosa di impenetrabile e misterioso. 
Qualcosa che gli abitanti di Breathed non capiscono e li farà persuadere che quel ragazzo dalle lunghe cicatrici sulle spalle sia realmente quello che dice di essere: il diavolo. Intanto, un’afa incredibile scioglie i gelati e i pensieri e confonde i rapporti e le certezze, il senso del bene e del male, dell’amore e della sofferenza, della fiducia reciproca e della paura. 
Lirico, struggente, sorprendente e davvero unico nel panorama contemporaneo, L’estate che sciolse ogni cosa è un romanzo di una bellezza folgorante che segna l’esordio di una nuova, grande voce letteraria.




La trama non la reputo sufficientemente esaustiva, e credo che tutte le recensioni reperibili sul web non saranno in grado di rendere giustizia a questo libro. Neanche quella che sto per fare io sarà degna di dare veramente adito a tutte le emozioni, gli interrogativi, le riflessioni e gli sconquassi emotivi che è stato in grado di produrre questo romanzo che, proprio per questa sua caratteristica di spingere il lettore a processare le informazioni, non può essere divorato, ma merita una lettura lenta, precisa, centellinata… Oserei dire anche una rilettura appena dopo averlo concluso. 

Personalmente, lo reputo uno di quei libri che non si può leggere nei ritagli di tempo: ha bisogno, metaforicamente parlando, di spazio, di un momento unico dedicato solo a lui, di disponibilità e lucidità intellettuale tanto è profonda la capacità dell'autore di accompagnare il lettore in un viaggio dentro sé stesso, spingendolo ad interrogarsi anche su ciò che fino a qualche istante prima era certezza. Che cosa desiderare di più da un libro se non la capacità intrinseca di intrufolarsi nella quotidianità e costringere (nel senso più costruttivo del termine) a porsi delle domande?!

La narrazione è in prima persona, e a parlare è Fielding Bliss, mettendo nero su bianco una struttura narrativa con una doppia temporalità: da una parte il suo presente (con tutti gli effetti e i turbamenti che le vicissitudini del passato hanno prodotto), dall'altra un presente-passato in cui, a fare da fulcro è Sal (Sa sta per Satana e L sta per Lucifero).

Quest’ultimo non è altro un ragazzetto dagli occhi verdi e dalla carnagione scura, che si approccia alla popolazione di Breathed con onestà intellettuale e con schietta sincerità. Definizioni azzardate? Non credo proprio, perché il protagonista indiscusso dell’estate del 1984 si palesa come conoscitore della differenza tra il bene e il male, perché lui, il diavolo fatto persona, ha sacrificato sé stesso a favore del bene. Se questa sommaria descrizione di Sal potrebbe apparire, di primo acchito, come un ossimoro, sarete costretti a ricredervi, quando ripercorrerete con lui gli innumerevoli scalini che l’hanno condotto agli inferi, lasciando la presa della mano di Dio.
Devo ammettere che, per certi versi, il protagonista indiscusso (anche se latente) del romanzo è il caldo, insolito, di un’estate afosa e soffocante che produce lo scioglimento di tutto (sia in senso materiale che metaforico) delle certezze, delle sicurezze, dei rapporti (anche quello tra padre e figlio, tra marito e moglie, tra madre e figlio!). Uno scioglimento che, in qualche modo, sarà in grado di coinvolgere anche il lettore dedito ad un libro inusuale, a tratti paradossale, insolito, ma sicuramente d’effetto!

Alcuni passi del libro fanno davvero accapponare la pelle e sfido chiunque abbia un po’ di introspezione e di profondità d’animo a restare impassibile di fronte a parti di questo libro. È questo il caso dal momento in cui Sal poggia la sua mano sulla pancia di una donna in gravidanza (e paragona questo stato di maternità come la mano di Dio), oppure del dialogo con Fielding in merito alla conoscenza di Dio… Se, almeno una volta nella vita, si è percepito l’amore incondizionato di qualcuno nei nostri confronti, allora possiamo dire di aver conosciuto Dio.

Quello che stupisce è che tali riflessioni non siano una mera descrizione, ma trovino intreccio con la narrazione e si collochino perfettamente all'interno dei dialoghi.
Come sempre qualche parola la spendo a favore delle capacità narrative e sintattiche dell’autore che, in questo caso, si rivelano eccellenti e dimostrano una straordinaria inclinazione ad affrontare il tema delicatissimo della scissione tra il bene e il male con inconsueta semplicità e immediatezza.

A riguardo della struttura narrativa, ciò che mi ha profondamente stupita è stata la capacità di arrivare a trattare argomenti profondi (la gravidanza, l’amore, la morte e molto altro) con fermezza e precisione chirurgica, senza sfociare mai nel melodrammatico o nel melenso.
Una mia personale riflessione, che credo sia fin troppo attuale, riguarda la concezione comunitaria del diverso: lo straniero diventa il capro espiatorio di quello che non funziona nella comunità e delle problematiche che si manifestano durante la sua permanenza a Breathed. Emblematico il ruolo che viene assegnato a Sal: una figura che soffre per l’umanità intera e che si fa carico della sofferenza umana con grande dignità e senza sfociare mai nel vittimismo.
Ma in tutto questo, quando chiuderete il libro, le domande che vi si insinueranno nella testa, saranno tantissime… Che questo Sal sia davvero il diavolo? Non è forse qualcosa o qualcuno di diverso? La sua versione della verità è davvero la verità? Quello che lui narra come la discesa agli inferi è davvero riconducibile a Dio e a Satana o è forse qualcosa di più tangibile, ma non meno doloroso? E se in realtà Sal non fosse altro che un bambino, semplicissimo, ma segnato da una vita che è perfettamente paragonabile all’inferno?

Concludo ammettendo che partivo un po’ prevenuta, soprattutto perché la trama non sembrava coincidere con le mie preferenze narrative… Invece, devo ringraziare di tutto cuore la persona che mi ha affettuosamente rincorso affinché potessi approcciarmi alla lettura di questo romanzo che, ho realizzato, non possa mancare nella mia libreria!

Consigliato a…
Beh, il romanzo è di una bellezza straordinaria. Tra le sue qualità si possono annoverare l’essere innovativo, inusuale, insolito, inaspettato, e reale, concreto, vero, nonostante si possa pensare il contrario (soprattutto ad una prima rapida lettura della trama)… Se questi sono i presupposti, perché non consigliarlo a chiunque sia disposto a lasciarsi trasportare dalle domande che sarà in grado di scaturire?! A gran voce, come raramente succede… Consigliatissimo!




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