martedì 24 aprile 2018

Splendi più che puoi di Sara Rattaro


Titolo: Splendi più che puoi 

Autore: Sara Rattaro
Editore: Garzanti Libri
Pubblicazione: 2016
Genere: Romanzo

Trama

L'amore non chiede il permesso. Arriva all'improvviso. Travolge ogni cosa al suo passaggio e trascina in un sogno. Così è stato per Emma, quando per la prima volta ha incontrato Marco che da subito ha capito come prendersi cura di lei. Tutto con lui è perfette. Ma arriva sempre il momento del risveglio. Perché Marco la ricopre di attenzioni sempre più insistenti. Marco ha continui sbalzi d'umore. Troppi. Marco non riesce a trattenere la sua gelosia. Che diventa ossessione. Emma all'inizio asseconda le sue richieste credendo siano solo gesti amorevoli. Eppure non è mai abbastanza. Ogni occasione è buona per allontanare da lei i suoi amici, i suoi genitori, tutto il suo mondo. Emma scopre che quello che si chiama amore a volte non lo è. Può vestire maschere diverse. Può far male, ferire, umiliare. Può far sentire l'altra persona debole e indifesa. Emma non riconosce più l'uomo accanto a lei. Non sa più chi sia. E non sa come riprendere in mano la propria vita. Come nascondere a sé stessa e agli altri quei segni blu sulla sua pelle che nessuna carezza può più risanare. Fino a quando nasce sua figlia, e il sorriso della piccola Martina che cresce le dà il coraggio di cambiare il suo destino. Di dire basta. Di affrontare la verità. Una verità difficile da accettare, da cui si può solo fuggire. Ma il cuore, anche se è spezzato, ferito, tormentato, sa sempre come tornare a volare. Come tornare a risplendere. Più forte che può.



Ancora una volta la Rattaro stupisce. Positivamente.
Armatevi di fazzoletti per asciugare le lacrime (nel mio caso copiose) che scenderanno nel leggere un romanzo scritto da una penna raffinata e da un’anima nobile e soprattutto abbiate la forza di accettare lo sconvolgimento emotivo che questo romanzo sarà in grado di produrre.

Nel corso della narrazione ci si chiede davvero se tutta questa storia, caratterizzata da un’assurda atrocità possa essere realmente accaduta, o se si tratta un chirurgico collage delle tante storie che si leggono nei quotidiani… Alla fine l’autrice ci svelerà anche questo e sarà un pungo in pieno viso. 

L’esordio del libro non consente al lettore di restare con il fiato sospeso, ma vista la delicatezza dell’argomento trattato in questo romanzo, è stato davvero meglio così. Personalmente, ritengo che la scelta di esordire con l’atto salvifico di Emma sia coraggiosa e densa di significato, infatti consente al romanzo di trasmettere, sin da subito, un messaggio assolutamente positivo che non potrà essere smentito nel corso della narrazione, nonostante tutto. 


Emma è una donna che, forse per ripicca, sceglie di invischiarsi in un matrimonio che, in più di qualche occasione, non può essere annoverato nella categoria dei matrimoni d’amore. Piuttosto, lo definirei un’alzata di testa, una voglia di riscattarsi da una relazione finita male e senza un apparente significato. Eppure la scelta di convolare a nozze è resa più lieve da tutti i gesti galanti che Marco le riserva: accortezze, cure, attenzioni che ad una donna fanno, indiscutibilmente, piacere. 

Sarà sufficiente (e con questo temine non voglio assolutamente sminuire l’evento che coinvolge Marco) la morte del padre di lui per innescare uno scenario totalmente diverso e agghiacciante: iniziano le violenze, piscologiche e non, la segregazione, l’allontanamento dalla vita sociale, il dramma, l’incubo. In Marco sboccia una malattia correlata al disturbo della personalità e per Emma si apre il sipario su una tragedia di cui essa stessa sarà la sfortunata, quotidiana, protagonista. 

In tutto questo c’è Martina, la figlia concepita prima della morte del padre di Marco e costretta a vivere chiusa in una casetta di montagna insieme ai genitori, con una madre che cerca di scervellarsi per trovare il modo di mettere in salvo la propria vita e quella della figlia. 
In tutto questo non manca la disperazione di Emma, l’incapacità di Martina di capire se quella che ha sempre vissuto è, o meno, una vita normale. 

Quello che è presente, che lascia interdetti (ma non chi ha avuto a che fare con persone con patologie similari a quelle di Marco) è il vuoto che si crea intorno: l’indifferenza e l’omertà della gente che prima c’era e che poi non c’è più, svanita nel nulla, impaurita e incapace di sostenere, aiutare, tendere la mano a chi sta cadendo nel baratro (o vi è già caduto!) 

A conclusione di ogni capitolo un suggerimento, tra cui spiccano concetti di rilevante importanza: non si può cambiare la situazione da soli senza l’aiuto di personale qualificato, competente e capace di intervenire tempestivamente, non si può credere che prima o poi tutto torni come prima, non si possono ignorare i segnali di violenza (soprattutto i primi), non si può evitare di chiedere aiuto, nessuno si salva da solo, servono competenze per tentare di risolvere problemi legati alla psiche e alla mente umana, e soprattutto non bisogna avere pietà o compassione per chi usa violenza fisica e psicologica, perché questi sentimentalismi sono a dir poco inutili in una battaglia in cui c’è in gioco la vita!

Consigliato a…
A chi è spettatore di situazioni simili e vuole avere degli spunti su come NON comportarsi, al fine di evitare l’indifferenza che tanto fa male: che questo libro possa essere un monito su come aiutare chi è risucchiato da un amore malato. 
E poi, so a chi non consigliarlo: agli animi fragili che hanno attraversato da poco (o stanno attraversando) problematiche relative alla violenza domestica o alle patologie maniacali-paranoiche.



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