lunedì 24 luglio 2017

In dispArte ovvero il dio che non crede in me di Andrea Cerasuolo & Carlo Conte

Sinossi

Alla Venere del Botticelli è negato il piacere di invecchiare. Alla Venere di Milo quello di abbracciare... e di grattarsi il naso. Fra satira e provocazione gli autori danno voce alle più grandi opere d’arte. Quando le luci dei musei si spengono le ombre calano su quadri e sculture, che in disparte maledicono il proprio creatore. Dalle Grotte di Lascaux alla Cappella Sistina, la feroce Apologia di una creatura senza diritti. Ascoltate la protesta di chi, sotto gli occhi di tutti, da millenni grida: “Quanto è brutto essere un’opera d'arte!”.
Info
“in dispArte ovvero il dio che non crede in me” nasce da una provocatoria domanda: quanto è brutto essere un’opera d’arte?
Ci siamo messi nei panni di tutte quelle statue che, condannate dallo scultore all’immobilità, non possono ricambiare le carezze di chi tanto le apprezza; abbiamo immaginato tutte quelle nuvole che, imbrigliate in una tela, non possono più volare e cambiare forma.
Questo libro è un’apologia, una coraggiosa critica a quei critici d’arte che snaturano il messaggio degli artisti, una inversione dei punti di vista: Dio non ama l’arte, ma la odia. Perché l’artista, creando l’opera d’arte, gioca a fare Dio.
Leggetelo, se non temete di essere una voce fuori dal coro!




Estratto #1


Un ultimo sforzo.
Un ultimo sforzo, un ultimo sforzo!
Ancora un bel respiro.
Le mani tremano.
Le mani.
Tremano.
La fronte imperlata di sudore.
È estate.
Fuori è estate.
Ma dentro... dentro è inferno.
Macchia rossa.
L’ultimo atto.
Che emozione.
È nata.
È nata una creatura senza diritti.
«E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra.” E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò».
Senza alcun dubbio Dio nel creare l’uomo è stato molto benevolo, donandogli il diritto di dominare su questi e su quegli altri.
Senza alcun dubbio l’uomo, nel creare l’opera d’arte, è stato maligno nel negarle ogni diritto, infliggendole la prerogativa della passività.
Come il primo uomo Adamo, dall’ebraico adamà, terra, è stato forgiato a partire dalla polvere del
suolo, così la prima opera d’arte era composta di argille miste a sangue, teso a dare vita alla materia inerme e sopravvivendo persino ad Adamo stesso, che visse non più di novecentotrenta anni, a dispetto di tori e felini nelle grotte di Lascaux, giunti sino a noi dall’Età della Pietra.
Fu così che i primi disgraziati, gli antenati della Nascita di Venere, La Gioconda, Impression, Soleil levant, Les Demoiselles d’Avignon, Fontain e Guernica, decisero di barattare la propria libertà con l'immortalità, rendendosi per sempre schiavi agli occhi degli uomini.


Estratto #2


“Questo lo so fare anche io!”.
E dài, dite la verità.
Lo avete detto migliaia di volte.
Vi siete di sicuro trovati davanti a ciò che vi è stato presentato come opera d’arte e avete pensato che, con un po’ di impegno, sareste riusciti a farlo anche voi, o forse meglio.
Che ci vuole?
Prendi un taglierino e fessuri di lungo un foglio formato A4, seguendo la piega tra le ali di un aeroplanino di carta.
Non ti accorgi che hai tra le mani un capolavoro stimato fino a più di un milione di euro.
Non ti accorgi di essere l’amico di banco di Lucio Fontana.
Avresti potuto soffiargli l’idea, diventare l’ideatore del concetto di Concetto spaziale.
Invece ti sei accorto che un aereo con la lamiera piena di fessure, non è buono neanche per superare il davanzale della finestra dell’aula all’ultimo piano, con vento a favore.
[…]
Bravo il fesso!
Vedete, ci vuole poco.
Ci vuole un’idea.
E mi raccomando: che sia banale, per risultare geniale!
Lucio Fontana l’ha avuta.
È bastato sostituire un foglio A4 con una tela, che poi è un foglio un po’ più grande, un taglierino con una lama di maggiori dimensioni e un titolo intelligente.
Concetto spaziale - Attesa.
Si chiama così quello che, ad oggi, è la tela forse più famosa e più riccamente stimata di Lucio Fontana.
Un’idea banale, al prezzo di una cifra non altrettanto tale.
[…]
E fate bene!
No, non dico ad immaginare… ad indignarvi!
È uno scempio, un’assurdità!
Siamo noi i colpevoli di questo crimine socialmente accettato, questo male da gente perbene!
Non è possibile spendere tanto!
Ma che avete capito?
Non è possibile spendere tante sciocche parole per un’opera d’arte che, per sua natura snaturata, resta muta e impassibile, a sorbirsi la flagellazione di lingue come fruste, che si attorcigliano insieme alle idee di chi le ascolta.
Così la tela si spacca nel mezzo di nome e di fatto, separando intenditori e fraintenditori.
Ma non rivoli di sangue sgorgano dalla piaga, bensì parassiti che provano ad entrarvi dentro e a risalirvi fino al cervello, per trivellarvi la mente fino all’autocommiserazione per una stupidità di cui non ci credevamo capaci.
Perché stupido è colui che non afferra l’ovvio, è ovvio.

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