martedì 21 marzo 2017

Althea di Stefania Mortini

Titolo:  Althea
Autore: Stefania Mortini
Uscita:  2016
Genere:  Romanzo
Editore:  Self Publishing

Ciao Bookish!
Avete presente quei libri che vi ripromettete di leggere da una vita e che da una vita tenete da parte, non si sa perché, ma semplicemente c’è sempre qualcosa di più accattivante che si frappone tra voi e quel titolo che è lì… da mesi (a volte diventano anni, ma va benissimo lo stesso!). Ecco, questo è uno di quei libri che dovevo leggere da mesi, ma che alla fine ho letto non poco tempo fa.

Trama
Irene, bellissima ma ignara di esserlo, è una ragazza di provincia desiderosa di dimenticare ardentemente il dolore per la perdita del padre. Il suo trasferimento a Milano muta in un intenso viaggio emozionale alla ricerca di se stessa perché la vita, così come la conosceva, le ha voltato le spalle per lasciar posto all’incertezza data da un vuoto incolmabile. La permanenza nella metropoli favorisce l’incontro con il conturbante Alberto e la sofferenza tramuta nel desiderio di comprendere il misterioso vissuto di quell’affascinante maschio alfa, diventando lentamente più forte del dolore che la incatena ancora alla morte. Con l’ausilio di un diario trovato per caso e degli episodi apparentemente fortuiti, da un lato si ritrova a curare il peso che attanaglia il suo cuore e dall’altro inizia a sperare in un sentimento in grado di eclissare il passato. Ma chi è veramente Alberto? Ci sarà mai un futuro per loro? Milano è la città della perdizione, dove tutto non è mai ciò che sembra e la notte trasforma apparentemente le persone, ammaliate dal gusto della trasgressione nascosta. Irene è alla ricerca di se stessa, ma rischia irrimediabilmente di spezzarsi per sempre.





Recensione

Lo definirei con molti aggettivi diversi questo libro: profondo, originale, particolare, riflessivo, per nulla scontato. Fin qui devo dire che sembra perfetto, ma… Non è esattamente così. Procediamo, come sempre per step progressivi… Primo fra tutti, il libro affronta un argomento molto difficile che è necessario analizzare con delicatezza, per non cadere nello scontato: il lutto di Irene, una giovane ragazza che ha visto il padre lottare con un tumore fulminante che non gli ha concesso via di scampo. Di fronte al torto subito da un destino che l’ha profondamente segnata, Irene vuole ricominciare e per farlo desidera allontanarsi dall’ambiente che le ricorda suo padre in ogni angolo e in ogni attimo della quotidianità. Abbandona così Piacenza per recarsi a Milano dove trova lavoro in un hotel (Althea), qui nasce un’amicizia con la ragazza che gestisce l’hotel per conto del fratello. Quest’ultimo, Alberto, si rivela essere un capo dispotico e insopportabile con cui Irene dovrà confrontarsi.
Dunque… La protagonista femminile viene minuziosamente descritta, la sua psicologia e il suo stato emotivo vengono pazientemente definiti consentendo al lettore di inquadrarla alla perfezione e di conoscerla in maniera approfondita. Proprio in riferimento a questa minuziosa descrizione, devo ammettere che l’autrice rischia di appesantire il testo, perché si dilunga parecchio sulla puntualizzazione degli stati d’animo di Irene. Al contempo, Alberto, non è descritto in maniera altrettanto particolareggiata, si finisce così con il perdere la vera bussola della narrazione, avendo una visione di Irene quasi esasperata, e un Alberto frettolosamente partecipe di una narrazione nella quale non è assolutamente presentato come,  a mio parere, dovrebbe. Il lettore è quindi costretto a immaginare Alberto, ad intuirne le componenti caratteriali, senza avere grosse conferme da parte dell’autrice… Dunque, questo è un punto a sfavore della narrazione.
Altro elemento che non mi ha convinto troppo è l’incapacità del libro di decollare fin dall’inizio (o almeno dopo le prime pagine!). Per questo devo ammettere che, personalmente, si rischia di non avere lo spirito giusto per proseguire la lettura… Tuttavia, ammetto che il coinvolgimento del lettore, personalmente, arriva verso la metà del libro ed è in grado di velocizzare la narrazione e di renderla maggiormente attraente, spingendo l’acceleratore verso un finale sicuramente lieto che ha il sapore di riscatto amoroso.
Il lessico è ricercato, mai scontato e appare come un buon esercizio dell’autrice, tuttavia, in alcuni casi potrebbe risultare addirittura troppo forbito, soprattutto se lo si soppesa con la  consistenza argomentativa del testo. Tutto sommato, alcune frasi sono in grado di lasciare il segno e di spingere piacevolmente alla riflessione, vi lascio con una frase che mi è piaciuta particolarmente:
“L’attaccamento alle radici del proprio passato è alleato fidato del fallimento presente e acerrimo nemico della realizzazione futura.”
Consigliato a…

A chi ha voglia di un finale a lieto fine, che suona come il riscatto molare per una protagonista femminile che si è trovata a fare i conti, nell’arco della sua esistenza, con un insieme di circostanze poco gioiese.







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