martedì 21 febbraio 2017

L'arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita di Alessandro D'Avenia

Titolo:  L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita.
Autore: Alessandro D’Avenia
Uscita:  2016
Genere:  Romanzo
Editore:  Mondadori

Ciao Girls!
Eh beh! Non potevo non propinarvi la recensione di un libro che ho adorato sin dalla copertina… Anzi no, sin dal sottotitolo! Non potevo esimervi dalla possibilità di dire la mia su un romanzo che è stato in cima alle classifiche per molto tempo (e, in tutta franchezza, spero che ci resti ancora per molto!). Chi mi ha regalato questo libro deve conoscermi veramente bene: passione per la letteratura italiana, con un particolare occhio di riguardo (forse sarebbe meglio dire vera e propria debolezza) per Leopardi, quel pizzico di introspezione che serve per riuscire ad essere sulla stessa lunghezza d’onda del poeta recanatense… Un mix di ingredienti che non possono non essere la chiave di lettura ideale per questo romanzo.

Trama
"Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un'arte della gioia quotidiana?" Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D'Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l'incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l'indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D'Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d'Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l'Islandese... Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza.
Recensione
Premessa: alle scuole medie ho trovato una docente che mi ha fatto innamorare di Leopardi e da allora resta lui il mio autore preferito. Tant’è che, in occasione di una vacanza estiva non ho potuto fare a meno di andare nelle Marche e di dedicare un giorno interno a quel piccolo, accoccolato borgo della provincia di Macerata, dove si respira l’aria della letteratura leopardiana, dove il “colle” si erge con maestosità e supremazia, dove Leopardi vive ancora, in ogni angolo di via. Detto questo, devo ammettere che, questa recensione, poteva essere tranquillamente pubblicata il giorno di San Valentino, perché tra me e Leopardi c’è una forma d’amore tutta nostra e inaccessibile a molti! Ma passiamo oltre… e dedichiamoci al libro!
L’intensità del romanzo emerge fin da subito: la franchezza con la quale l’autore prima si rivolge al lettore e poi al suo adorato “Giacomo”, quasi fosse un amico di vecchia data che non sente da tempo, coinvolge e rapisce, incanta e travolge. L’analisi puntuale dell’autore e la sua capacità di sfatare il mito del pessimismo e del noioso (passatemi anche dello “sfigato”) sono caratteristiche idilliache in grado di travolgere il lettore, che viene condotto, passo passo, verso una contemporanea rivisitazione dei testi leopardiani che non annoia mai, ma che spinge alla riflessione matura e consapevole, ed ad una rilettura di quanto già visto sui libri di scuola.
La penna dell’autore è, evidentemente, consapevole, cosciente, competente, sapiente e aggraziata. Trattandosi di un docente, non può mancare quel tratto spiccatamente piacevole di chi è abituato a rivolgersi ad una classe di ragazzi, talvolta disincantati oppure troppo sognatori per un mondo che li vorrebbe concreti e volti unicamente alla produttività economica. Spesso D’Avenia riporta degli episodi legati alla sua professione e legge, nei testi leopardiani, la risposta ai dubbi dei suoi studenti. È un continuo, calibrato, intercalare tra le domande esistenziali di una generazione temporalmente lontanissima da Leopardi e le risposte dirompenti, chiare, taglienti, quasi ovvie di un autore che ha saputo intravedere nel suo tempo i quesiti umani che non sarebbero mai passati di moda. L’autore riporta quindi il lettore ad una attenta riflessione sulla capacità leopardiana di toccare argomenti senza tempo, che sarebbero sempre stati interrogativi in grado di smuovere l’animo umano e di condurlo al dubbio. È proprio il dubbio che, nella visione leopardiana, conduce al vero, senza però riuscire a raggiungerlo mai. Attraverso il dubbio l’uomo si spinge oltre i limiti della propria conoscenza, e una volta data una prima risposta a quell’iniziale interrogativo che ha smosso dalla precedente posizione, l’uomo è ancora pieno di domande, di questioni irrisolte ed ecco quindi che si spinge nuovamente oltre.
D’Avenia ha una penna meravigliosa, una capacità sintattica, lessicale, terminologica, analitica che spaventano e dirompono al punto tale da riuscire ad appassionare anche il più scettico dei lettori. Tuttavia il suo approccio al poeta recanatense è tutt’altro che noioso e piatto, ma è piuttosto easy, diretto, leggero, franco, immediato. Devo essere sincera che con me partiva avvantaggiato, partiva da un fondamento di una passione remota e mai spenta per un autore sicuramente intramontabile, ma sono convinta che chiunque scelga di approcciarsi a questa lettura sarà in grado di vedere Leopardi sotto un’altra ottica, imparando a conoscerlo per ciò che è stato in grado di intuire e non per come viene sbrigativamente presentato sui banchi di scuola. Un pessimista? No. Non voglio credere che uno come lui possa essere liquidato con una qualunquista definizione di pessimista.
Non c’è riga che non spinga alla riflessione, all’analisi interiore, alla ricerca profonda di noi stessi. Lo scorrere del testo appare come una passeggiata al fianco di Leopardi che ci suggerisce di meditare sulla vita, sul mondo, sulla natura, sul susseguirsi degli eventi, sul nostro crescere e sulla nostra capacità di diventare disincantati di fronte alla vita, adattandoci ad abbandonare le nostre passioni a favore di un processo di adattamento del quale spesso siamo vittime e, al contempo, artefici.
È un assoluto capolavoro di letteratura del prof 2.0, che si rivela in grado di descrivere i vari step della vita del genere umano usufruendo degli spunti leopardiani che, pur non essendo stravolti in chiave moderna (alcuni tratti sono citazioni puntuali delle opere di Leopardi), appaiono straordinariamente attuali.
È un libro da leggere con il contagocce, perché solo così si può coglierne il senso più profondo e introspettivo: quindi regalatevi il tempo necessario per poter leggerlo con pazienza, calma, riflessione, interiorizzando pagina dopo pagina.

Consigliato a…
È un testo che consiglierei a chi ha adorato Leopardi, a chi lo ha detestato pensandolo come uno squallido pessimista, a chi vuole aprirsi al nuovo, a chi si approccia al poeta per la prima volta, a chi vuole mettersi in discussione, a chi vuole toccare con mano il motto di D’Avenia: “la letteratura serve a fare interrogativi, non interrogazioni.”

P.s. Se vi ho anche solo un po’ incuriosito, non posso non citarvi un film meraviglioso che ripercorre la vita dell’autore: “Il giovane favoloso”… E se poi siete davvero dei temerari dell’anima, concedetevi la possibilità un giro a Recanati!


1 commento:

  1. Ciao, questo è stato uno dei primi libri che ho letto quest'anno e come te ne sono rimasta folgorata ed entusiasta! Il film del giovane favoloso mi sono ripromessa di guardarlo :)

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