lunedì 12 dicembre 2016

Althea di Stefania Mortini

Althea
 Stefania Mortini
contemporary romance

Sinossi:  
Irene, bellissima ma ignara di esserlo, è una ragazza di provincia desiderosa di dimenticare ardentemente il dolore per la perdita del padre. 
Il suo trasferimento a Milano muta in un intenso viaggio emozionale alla ricerca di se stessa perché la vita, così come la conosceva, le ha voltato le spalle per lasciar posto all’incertezza data da un vuoto incolmabile.
La permanenza nella metropoli favorisce l’incontro con il conturbante Alberto e la sofferenza tramuta nel desiderio di comprendere il misterioso vissuto di quell’affascinante maschio alfa, diventando lentamente più forte del dolore che la incatena ancora alla morte. 
Con l'ausilio di un diario trovato per caso e degli episodi apparentemente fortuiti, da un lato si ritrova a curare il peso che attanaglia il suo cuore e dall’altro inizia a sperare in un sentimento in grado di eclissare il passato. Ma chi è veramente Alberto? Ci sarà mai un futuro per loro? Milano è la città della perdizione, dove tutto non è mai ciò che sembra e la notte trasforma apparentemente le persone, ammaliate dal gusto della trasgressione nascosta. Irene è alla ricerca di se stessa, ma rischia irrimediabilmente di spezzarsi per sempre.




Estratto:
(dal diario)
10 aprile 2013
Oggi la mia vita è cambiata. Anche se alla fine andrà tutto bene, le sensazioni che ho provato mi accompagneranno come un incubo per tutta la vita. Mi hanno trovato qualcosa, sono arrivata dalla ginecologa convinta di aspettare tuo figlio e invece all’ecografia mi hanno detto che c’è una massa attaccata all’ovaio sinistro. La dottoressa ha chiamato una collega di un altro reparto e hanno deciso di prenotarmi un’altra visita da uno specialista oncologico.
Oncologia significa tumore, e tumore molto spesso significa morte. Non voglio essere tragica, ma in questo momento è l’unica cosa a cui penso. Non m’interessa il dolore, non m’interessa la fatica che dovrò fare per guarire, mi interessa solo fare parte ancora della tua esistenza. Lo so che è troppo presto per avere questi brutti pensieri, ma io inevitabilmente, li ho.
I sintomi c’erano tutti, nausea, amenorrea e ventre gonfio: stamattina pensavo di portare dentro di me la vita e ora ho il timore che inevitabilmente ci possa essere la morte. Già, la vita e la morte: solo adesso mi rendo conto della linea sottile che li tiene strettamente legati e quest’ultima fa davvero paura a tutti, anche alle persone più forti come me.
Spero solo che quello che ho, sia qualcosa di benigno o operabile. Quando sono entrata stamattina nell’ambulatorio stavo già fantasticando su come dirti stasera che presto saremo stati in tre. Stavo solo aspettando la conferma della ginecologa e invece... Ora siamo ancora tristemente in due, con l’aggiunta del terrore.
Come mi sento strana: oggi pomeriggio sono uscita a camminare per strada e intimamente ero conscia di portarmi dentro un terribile segreto, come se avessi un’enorme freccia rossa puntata in fronte, invisibile a tutti gli altri tranne che a me stessa.
Nel mio interno ho qualcosa che ho prodotto io, ma non so cos’è. È terribile generare qualcosa e non sapere controllarlo. Sono confusa, frastornata, mi sento sola con quest’orribile dubbio: è come se io e questa cosa dovessimo iniziare una battaglia, di cui mi spaventa il risultato finale.
Comunque non voglio dirti nulla per il momento. Ho deciso di iniziare questo quaderno per scaramanzia e per esorcizzare la paura. Per ora non voglio coinvolgerti nei miei timori e nelle mie debolezze, amore mio. Hai già tanti di quei pensieri e lavori così ossessivamente che non è giusto affliggerti con ciò che mi sta succedendo. Non voglio ancora essere guardata con compassione da te, per cui ti terrò all’oscuro di tutto e quando saprò, forse ti dirò...
Se andrà tutto bene, nasconderò il quaderno e lo riguarderò per non dimenticare mai quest’incubo, se le cose invece dovessero andare diversamente, lo leggerai.
La nostra vita non è idilliaca ed io ti vedo molto poco nell’ultimo periodo, ma non la cambierei per niente al mondo e non voglio che questo dramma si metta tra noi.
Sono atea, tu lo sai bene, ma in questo istante sto pregando ogni Santo in paradiso.
 

Estratto: 


«Vuoi la verità, Irene? Eccotela servita sul piatto d’argento! Non ho voglia di festeggiare perché non sono in grado di sentire più nulla, neppure il divertimento. Mi sento una bambola di pezza, ci sono ma non esisto, quindi ti suggerisco di non sprecare il tuo tempo con me! Ora te ne vai?»
Non riuscivo a capire se fosse più annoiato o amareggiato e se stava davvero provando qualcosa simile al dolore. I suoi messaggi contrastanti mi stavano mandando in tilt il sistema nervoso, per cui mi giocai il tutto per tutto. «Ok, prima di andarmene però voglio provare a fare una cosa!», dissi convinta, anche se dentro di me stavo tremando dalla paura. «Chiudi gli occhi, Alberto», calcai l’ultima parola per fargli capire che quello che stavo facendo, lo facevo con lui, ma soprattutto per lui. I suoi occhi oscillarono nei miei senza capire cosa intendessi fare, ma quando vide non demordere la mia tenacia, sospirò nuovamente, serrando le palpebre. Feci un altro passo in avanti e, stando attenta a non toccarlo, posai le mie labbra sulle sue. Inizialmente fu un bacio casto, fatto solo di bocche che si cercavano lente, accarezzandosi, ma quando mi staccai, lui senza aprire gli occhi cercò di nuovo le mie labbra e le aprì insinuandosi in modo che le nostre lingue si intrecciassero. Gli presi il viso tra le mani mentre lui allungò le sue lungo i bordi del piano freddo del tavolo come per sostenersi, per non affogare dentro quel bacio come lo stavo facendo io. Affondai le dita nei suoi capelli e al tatto li sentii serici come avevo immaginato, ergo, desiderato nelle mie lunghe notti fatte di solitudine. Quando ci staccammo, avvertii un senso di forte vertigine; ancora con le fronti appoggiate l’una all’altra, gli chiesi: «Questo l’hai sentito però?» Lui deglutì visibilmente e asserì: «Sì. Tu mi fai impazzire...», prima di fissarmi ancora la bocca con bramosia. «Ti prego, stringimi!», lo implorai sentendomi improvvisamente vuota senza il suo viso sul mio, avendomi tolto ogni bisogno diverso se non quello di saltargli addosso e baciarlo fino allo sfinimento. «Non posso...», sussurrò piano chiudendo gli occhi, rinchiudendosi nella sua solita conflittualità. Mi feci forza e mi tirai su dritta, facendo un passo indietro. «Cos’è che ti blocca? Ti sei già pentito di questo bacio?», chiesi fiera, mentre in realtà morivo dentro. Lui scosse la testa e si passò una mano tra le ciocche, mentre con un dito dell’altra, che lo reggeva ancora, tamburellava nervosamente la scrivania. Aggrottai le sopracciglia tentando di capire, ma non capii, non compresi proprio cosa lo tormentasse. Alberto era l’uomo più chiuso che avessi mai incontrato! Arricciai le labbra seccata, esigendo tacitamente una spiegazione e lui, con gli occhi ancora dilatati dal desiderio, mi disse una frase ancora più criptica: «La verità è che ti bacerei mille volte, Dio solo sa quello che vorrei fare con te, ma non ho la forza e non sono degno di essere felice.» Prese i calici e me li porse a labbra serrate, chiuse quanto il suo animo. Era un chiaro gesto per dirmi di andarmene, così li afferrai scioccata e delusa, anche se segretamente ancora ansante e me ne andai cercando di consolare il mio cuore, ormai ridotto ad uno spillo. Lo lasciai così, solo, insieme al suo illogico desiderio di volermi ma di non potermi avere, nonostante io lo bramassi più di qualsiasi altra cosa.


Breve nota sull’autrice: 
Stefania Mortini nasce in provincia di Pavia nel 1979 e sin dalla prima elementare si evince che ha un innata fantasia. Alle scuole medie i genitori vengono ripetutamente chiamati dal professore d'italiano poiché loro figlia non si limita a far temi, ma già li suddivide in capitoli come se fossero tesine, generando decine di pagine, che ovviamente non riescono mai ad esser letti per intero data la lunghezza. Si specializza nell'ambito grafico ma la sua passione sfocia in una miriade di lettere dedicate, distribuite ad amici e parenti ed un paio di libri mai pubblicati. Il desiderio di scrivere romanzi esplode una notte, quando alle prese col suo ultimo nato che non vuol dormire, comincia a passare il tempo buttando giù una storia, che ben presto si trasforma nel suo primo romanzo di ben 512 pagine. Stefania è una sognatrice, una visionaria che con i suoi scritti ha deciso di mettere un pezzo del suo cuore sul mercato.

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