martedì 4 ottobre 2016

Maledetta primavera di Paolo Camilli

Titolo:  Maledetta Primavera
Autore:  Paolo Camilli
Uscita:  2012
Genere:  Romanzo (giallo?)
Editore:  Newton Compton Editori


Ciao Girls!
Maledetta Primavera il romanzo che ha fatto pensare emozionare e piangere l’Italia” recita l’annuncio su Facebook e io, curiosa come sono, ho deciso di inserirlo nella mia infinta lista di libri da leggere. Considerato che l’ho visto sponsorizzato parecchio (e a lungo tempo), mi ero lasciata convincere alla lettura da alcuni stralci che avevo avuto l’occasione di leggere. Col senno di poi, e in tutta franchezza, avrei potuto depennarlo dalla lista  senza perdermi nulla di particolarmente entusiasmante!

Trama

A Settimo Naviglio, un grigio paesino nella periferia di Milano, la gente si annoia. Eppure basta una piccola scintilla per incendiare tutto. A spezzare la monotonia è un vecchio conto in sospeso fra un trentacinquenne un po’ sfatto e una ragazzina strafottente. Carlotta è giovane, bella da mozzare il fiato, orgogliosa, e dolce con chi vuole lei. Ginevra, la sua amica del cuore, è ambiziosa e disposta a tutto pur di raggiungere i suoi scopi. Insieme, si sentono padrone del mondo e giocano col fuoco. Ma c’è Fabrizio Montagnèr, che sogna a occhi aperti e rompe il loro equilibrio. Tutti e tre sono legati da un oscuro segreto che costringe Ginevra ad abbassare lo sguardo di fronte alla sua migliore amica. Intanto uno strano sentimento inizia a pulsare tra Carlotta e Fabrizio. Un amore tenerissimo o uno spietato gioco al massacro? A rendere tutto più torbido, due fatti sanguinosi e crudeli e una verità che riaffiora impietosamente, fra desideri, ricordi e ossessioni. Tra storie d’amore indimenticabili e insane passioni, amicizie pericolose e crimini efferati, Maledetta primavera ci costringe a vedere le macerie del nostro Paese. Una società alla deriva in cui tutto è spettacolo. L’Italia morbosa nella quale anche un paesino miserabile può riscattarsi, diventando il palcoscenico del male. Un pezzetto di vita: beffardo, commovente e vero. Una battaglia tenera e crudele fra le scelte opposte della vita, fra l’estasi della vendetta e la malinconia del perdono, fra la ferocia e la dolcezza. 


Recensione

Prima di tutto lo definirei come un romanzo sociale che vuole essere una denuncia di una realtà precaria e corrotta in cui ognuno è perennemente attento unicamente ai propri interessi e ai propri obiettivi. E se, socialmente parlando, il libro poteva avere un potenziale inestimabile e avrebbe avuto l’occasione di scandagliare pezzo per pezzo una realtà tanto complicata quanto, spesso e volentieri, trascurata… Devo ammettere che non ho trovato il libro affascinante come mi sarei aspettata.


Il libro viene proposto come un giallo, ma credo proprio che non lo sia! Ecco perché nell’intestazione della recensione mi sono permessa di inserire il punto di domanda! A tratti potrebbe avere le caratteristiche di un adolescenziale romanzo d’amore, in altri momenti è un puro manifesto di una società incomprensibile, in certi punti non lo si definirebbe in nessun modo!


Tra i protagonisti ci sono due ragazze (la mora e la bionda – un riferimento alle vallette televisive?) inseparabili amiche, un quarantenne inconcludente iscritto all’università, due ex sportivi che ormai non vengono più calcolati dal mondo dello sport e dai rotocalchi televisivi, una ballerina che subisce un’aggressione tale da sfregiarle il volto. La componente “gialla” del romanzo consiste nel dare un volto all’aggressore.


I personaggi sono descritti bene, ma spesso l’intreccio delle loro vite crea confusione al lettore che si perde (o forse sono solo io che mi perdo e mi sono incasinata da sola!) e non riesce più a capire di che cosa (e di chi) si stia parlando. Qualche volta mi sono trovata costretta a tornare indietro nella lettura per cercare di capire qualcosa in più, e devo essere sincera che una lettura troppo cervellotica non mi piace mai! Per me la lettura è piacere e le parole e la storia devono scorrere fluidi, semplici, regolari senza costringermi a troppa concentrazione che poco va d’accordo con la rilassatezza della lettura.

Forse la complessità nella comprensione del romanzo è da rintracciare negli innumerevoli (e dico innumerevoli!) flashback che proliferano soprattutto dalla metà del libro in poi. Anche questi non sono definiti nel migliore dei modi. L’impressione è quella che si tratti di un’accozzaglia di eventi messi in fila che poco hanno a che vedere l’uno con l’altro.


Lo stile narrativo non mi ha particolarmente affascinato, saranno state le innumerevoli similitudini che (presumibilmente) avevano lo scopo di alleggerire il testo, rendendolo più simpatico o avvincente… Ma non sono proprio riuscita a individuare nella narrazione la naturalezza che mi aspetterei. Alcuni tratti sono complicati, altri hanno una composizione piuttosto elementare.


Detto questo… Il finale è piuttosto rapido, scritto quasi in fretta, come se si volesse concludere il romanzo giusto per fare. Personalmente il lettore resta con non pochi punti di domanda in testa e… boh, forse dovrei rileggerlo per capirlo meglio… O forse anche no!





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