giovedì 3 marzo 2016

Non volare via di Sara Rattaro

Titolo:  Non volare via
Autore: Sara Rattaro
Editore: Garzanti libri
Data: maggio 2013
Genere: Narrativa

Ciao Girls!
Questa volta scelgo di parlarvi di un libro che mi è stato regalato da una persona che conosce la mia sensibilità sul tema dell’infanzia e della disabilità. Devo ammettere che mai regalo fu più azzeccato! Non si tratta di un romanzo d’amore strappalacrime che tiene sul filo del rasoio… Ma di una storia che scuote la coscienza e mette in evidenza fin dove può arrivare l’amore per i figli.

Trama
Matteo ama la pioggia. Gli piace sentirne il tocco leggero sulla pelle. Perché quello è l'unico momento in cui è uguale a tutti gli altri. Perché Matteo è nato sordo. Oggi è giorno di esercizi. La logopedista gli mostra un disegno con tre uccellini. Uno vola via. Quanti ne restano? La domanda è continua, insistita. Ma Matteo non risponde, la voce non esce, e nei suoi occhi profondi c'è un mondo fatto soltanto di silenzio. All'improvviso la voce, gutturale, esce: "Pecché vola via?". Un uccellino è volato via e Matteo l'ha capito prima di tutti. Prima della mamma, Sandra. Prima della sorella, Alice. È il padre a essere volato via, perché ha deciso di fuggire dalle sue responsabilità. All'inizio non era stato facile crescere il piccolo Matteo. Eppure tutti si erano fatti forza in nome di un comandamento inespresso: "Restare uniti grazie all'amore". Ma è stato proprio l'amore a travolgere Alberto, un amore perduto e sempre rimpianto. Uno di quei segreti del passato che ti sconvolge la vita quando meno te l'aspetti. E lo fa quando credi di essere al sicuro, perché sei adulto e sai che non ti può succedere. E che poi ti trascina nell'impeto di inseguire i tuoi sogni. Ma adesso Alberto ha una famiglia che ha bisogno di lui. Sandra, la donna che ha sacrificato tutto per il figlio. Alice, la figlia adolescente che sta diventando grande troppo in fretta. Ma soprattutto ha bisogno di lui Matteo, che vorrebbe gridare "Papà, non volare via."









Recensione

Prima regola: Proteggi il tuo Re!
Chi gioca a scacchi (non io!) saprà che cosa si intende con questa espressione, se si legge il libro della Rattaro si può scegliere che tipo di interpretazione dare a questa espressione.
Io scelgo di interpretarla come la protezione che dovremmo riservare a quelle persone che ci fanno sentire al sicuro: mai darle per scontate, mai pensare che siano sempre lì pronte per noi, i rapporti d’amore, di famiglia, d’amicizia vanno coltivati, fatti crescere e quando si percepisce che qualcosa non funziona è meglio scavare, indagare, scoprire… Ma mai lasciar correre, perché sorvolare sui problemi non è mai un bene e le questioni irrisolte prima o poi tornano sempre.

Dimenticatevi Matteo, perché non è lui il vero protagonista. Dimenticatevi Sandra, la mamma di Matteo, perché nonostante l’inverosimile dispersione di energie che investe per il figlio, nemmeno lei è il protagonista centrale della storia. Dimenticatevi anche Alice, sorella di Matteo, che non perde occasione per prodigarsi per il fratello.
Il vero punto focale della storia è il padre di Matteo, Alberto, che, soprattutto all’inizio, rischia di passare in sordina.
Alberto  è un manager in carriera, che ha scelto Sandra come compagna di vita, ma la sua decisione è messa in discussione dal ritorno casuale di una vecchia fiamma: Camilla. Un amore giovanile lasciato in sospeso, diventato, con il tempo, un rimpianto irrisolto… Ne nasce una relazione clandestina che rappresenta per Alberto una fuga dalla routine quotidiana gravata dalla malattia del figlio.
La scoperta del tradimento avverrà ad opera di Alice e sarà il pretesto per mettere tutto in discussione… O per confermare i legami, l’amore, la condivisione di una famiglia che è stata forgiata e rafforzata dal destino.
Matteo è, senza ombra di dubbio, il collante non solo dell’intero romanzo ma della famiglia stessa. Ma la parte migliore è la capacità della Rattaro di parlare delle svariate forme dell’amore: l’amore coniugale, l’amore familiare, quello genitoriale, ma anche quello fraterno.

La modalità di scrittura è indubbiamente scorrevole, pulita, semplice e di facile lettura. Lodevole il fatto che la narrazione dell’handicap non sia un pretesto per generare un libro strappalacrime o commiserevole.
L’autrice, con la giusta sensibilità, parla con estrema naturalezza del problema di Matteo, senza renderlo un elemento invadente nella narrazione.
Straordinaria l’attenta descrizione psicologica dei vari personaggi che si trovano ad affrontare momenti particolarmente complicati: la disabilità, il tradimento, la possibile rottura di un legame familiare che si credeva indissolubile.
Personalmente ritengo che la visione di Alberto sia arricchita di una sensibilità tipicamente femminile.
Indubbiamente bello il finale che rende giustizia ai sacrifici, alle rinunce, alle lotte comuni e riscatta Matteo e la sua innegabile sensibilità.





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