lunedì 14 dicembre 2015

Prendimi per mano di sarina Bowen

Oggi vi parlo di un libro che ho amato follemente e che fa pensare.

Si chiama Prendimi per mano di Sarina Bowen.

Trama:

 Corey Callahan non avrebbe mai immaginato di iniziare il college inchiodata su una sedia a rotelle. È bastato un attimo, un maledetto attimo, per infrangere i sogni di una vita e rovinare una promettente carriera sportiva. Corey è convinta che nessuno al mondo possa capire come si senta… Almeno finché non incontra Hartley, il ragazzo che abita nell’appartamento di fronte al suo. Hartley è bello, affascinante e gentile.
E ha smesso di giocare a hockey a causa di una frattura alla gamba che lo costringe a trascorrere i pomeriggi sul divano.
L’amicizia tra Corey e Hartley è immediata, una scintilla che illumina i loro cuori. E così, tra stampelle, confidenze e risate a tarda notte, Corey inizia a sentirsi di nuovo se stessa. Di nuovo felice.
Come se la vita avesse finalmente ricominciato a sorriderle ora che Hartley
è lì insieme a lei. Ma c’è un piccolo problema: lui è fidanzato, con una ragazza assolutamente perfetta. E Corey non vuole compiere un passo sbagliato. Perché questa volta inciampare significherebbe cadere, e non rialzarsi mai più…


Serie The Ivy Years:

#1 - Prendimi per mano
#2 -  The Year we Hid Away
#2.5 - The Blonde Date
#3 - The Understatement of the Year
#4 - The Shameless Hour
#5 - The Fifteenth Minute






I personaggi della narrazione sono Corey e Adam, o meglio  conosciuti come Callahan e Hartley come si chiamano tra di loro.

Corey è una bella ragazza, che ama lo sport e gioca a hockey all'ultimo anno delle liceo.
Purtroppo durante una partita ha un incidente che la porta ad avere un danno permanente al midollo spinale e sarà costretta, per essere indipendente, ad usare una sedia a rotelle o ad aiutarsi con tutori e stampelle.

Per evadere dai genitori asfissianti che la trattano come fosse di porcellana, Corey  procede come da programma pre incidente e decide di andare all'università a cui era stata accettata mesi prima.
Qui viene messa in uno degli edifici dove le persone con svantaggi fisici hanno più mobilità e indipendenza e si ritrova così a condividere la stanza con Dana, che diventerà per Corey una persona fondamentale e un'amica preziosa.

Ma la porta di fronte al corridoio della stanza di Corey riserva delle belle sorprese, infatti c'è il bel capitano della squadra di hockey, Adam Hartley che infortunato con una frattura multipla e un ginocchio malandato è stato messo nello stesso edificio, poichè ingessato e munito di stampelle.


Tra i due nasce una bella amicizia fatta di condivisione di pensieri, ricordi, momenti tristi e difficoltà quotidiane nell'affrontare una disabilità che per Corey è permanente mentre per Adam è temporanea.
I ragazzi si appoggiano e si fanno forza a vicenda ma nonostante l'affettuosa amicizia, Corey è in realtà innamorata pazza del bel Adam, che purtroppo per lei è impegnato con la classica ochetta tutta moda e capelli ossigenati.

La lettura è piacevolissima, e fa tanto pensare.
Corey infatti vive la sua disabilità agli occhi degli altri con humour e leggerezza, mentre per se stessa si tiene tutte le insicurezze che il suo svantaggio porta con se.

Lei ritiene di "non valere" e di esser vista come una persona "non normale", pensa che se un ragazzo potesse scegliere una persona con cui condividere la vita, nessuno la sceglierebbe per via del suo svantaggio fisico.

E la cosa che questo romanzo ti fa apprezzare è il messaggio che la diversità non è limitante...la diversità è unicità dell'individuo in ogni sua sfaccettatura.

Le persone sono viste per quello che sono, una carrozzina non determina chi è una persona, ma il suo carattere si.
Le gambe funzionanti non sono una caratteristica che ti fa apprezzare un individuo, ma lo è la sua bontà d'animo e il suo modo vivere la vita.

Se si utilizzano le gambe, le stampelle o la carrozzina....capisci che sono solo mezzi di trasporto da...a...un luogo...e non categorizzano una persona come "normale".
Leggetelo veramente perché è uno di quei libri che vi "scava" dentro e vi fa riflettere.
Io sono dell'idea che ognuno di noi sia un essere unico, la normalità non esiste è solo un aggettivo di omologazione che viene utilizzato dalla gente per classificarsi ma che non ha un vero significato.
Io non sarò mai uguale caratterialmente a qualcun'altro, come non lo sarò mai fisicamente.
La disabilità per qualcuno è più evidente perché prende gli arti,  per altri la disabilità è celata.

Io non mi ritengo normale, io mi ritengo semplicemente me stessa.




Vi lascio con questa frase di Gladys Rovini

La vera disabilità è quella dell'anima che non comprende...
Quella dell'occhio che non vede i sentimenti...
Quella dell'orecchio che non sente le richieste d'aiuto...
Solitamente, il vero disabile è colui che, additando gli altri, ignora di esserlo.


Un bacio




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