venerdì 24 maggio 2019

Audace di Carmen Weiz

Audace 

di Carmen Weiz
POV: Alternato
Genere: Romanzo thriller
397 pagine
Casa editrice: Edizione Quest

Sinossi

Direttamente dalle foreste di pini in Svizzera arriva...
In quanti modi diversi ci si può camuffare?
Dietro a quante maschere ci si può nascondere?
Per quanto tempo lui riuscirà a fare il doppio gioco?
Vivendo nella penombra, dissimulando, sfidando costantemente il destino?

Tic... tac.... tic... tac...

Mettendo la sua vita in pericolo, collaborando con il SIC - Servizio di Informazioni della Confederazione Svizzera.
Cercando di fermare uno spietato maniaco, in perenne lotta contro il tempo.
Sapeva che innamorarsi sarebbe stato uno sbaglio,
ma lei... lei non era come tutte le altre donne, non chiedeva niente in cambio, prendeva solamente ciò che desiderava; anche lei indossava delle maschere e quando tutte le maschere cadranno niente sarà più come prima.


Serie Swiss

#1 - La ragazza nel bosco 
#2 - Mistificami 
#3 - Audace




Con Audace, l’ultimo libro della serie Swiss Stories, finalmente conosciamo Oliver, l’amico di Thomas e Adam, quello che agli occhi degli altri appare come un giovane al di sopra delle righe, dalla battuta sagace e maliziosa…

In realtà indossa più di una maschera, maschere che cadranno una dietro l’altro e che sveleranno un uomo dalla grandissima sensibilità e umanità. Anche in questa storia l’amicizia è il filo conduttore, cosa si è disposti a fare per aiutare e, nelle peggiori delle ipotesi, mettere a repentaglio la propria vita per chi si ha a cuore?

A tutto questo aggiungiamo anche l’amore verso un’algida dottoressa, Leonie Werni, che ha sempre messo il proprio lavoro dinnanzi a tutto, pur di dedicarsi anima e corpo alla medicina. L’incontro tra i due nasce proprio nell’ospedale dove lei lavora come pediatra, quella notte è di turno al pronto soccorso dove Oliver giunge in seguito a un pestaggio. Da quel momento, a seguito di un segreto del ragazzo, tra i due nasce una strana complicità. Lei lo trova irriverente, un buffone, ma è anche il suo lasciapassare per ottenere nuovamente la possibilità di rientrare a lavorare nel suo reparto…lei soffre di stress post traumatico in seguito ad un drammatico evento successo in Africa, dove stava prestando volontariato insieme all’amato padre. La consulente che la segue le consiglia di vivere la vita con leggerezza, di divertirsi, di lasciarsi un po’ andare e solo allora le darà in permesso di rientrare al lavoro.

Chi meglio di Oliver potrà allentare quei freni dovuti alla sua rigida educazione? Lei che ha sempre rispettato le regole e assecondato i desideri del padre, capisce che l’uomo può fare al caso suo…ma non sa in che ginepraio andrà a finire!!!

Care Girls, anche questa volta Carmen Weiz mi ha incantata con la sua scrittura. Inizia il racconto in terza persona, poi in prima con dei pov alterni e infine con una terza voce narrante che appartiene a una fosca figura dalla crudeltà inaudita. Fa dei brevi accenni alle storie precedenti, incastrandole con abile maestria e rendendo la storia più comprensibile anche per chi non ha letto i precedenti libri della serie, che io consiglio comunque di leggere nel giusto ordine, non solo per capire appieno la dinamica, ma perché sono delle storie veramente molto, molto belle. 

Il libro è un susseguirsi di avvenimenti adrenalinici, un vero thriller che ci lascia col fiato sospeso per buona parte della storia, farcita da inseguimenti, rapimenti e sparatorie, dove scopriremo chi si nasconde e trama nell’ombra… Tutto questo in una frenetica corsa contro il tempo…tic tac, tic tac…per la salvezza della propria vita.

Un po’ mi dispiaceva lasciare questi personaggi che avevo imparato ad amare con le loro debolezze e fragilità, ma anche con punti di forza, come l’amore per il proprio lavoro, per la famiglia e l’amicizia, ma….grazie a Dio, avremo modo di deliziarci prossimamente con una nuova serie scritta da Carmen Sweiz, la Swiss Legends, in uscita il prossimo Novembre con Unique, di cui ci dà un assaggio alla fine del libro Audace…
Si prospetta un’altra avvincente serie che conquisterà i nostri cuori!!!!


lunedì 20 maggio 2019

Temporary Boyfriend di Shanora Williams


Temporary Boyfriend


di Shanora Williams
Contemporary Romance Erotico
Autoconclsuivo
self
182 Pagine


Trama

Piper Madison can only think of one way to get her parents to accept her: hire a temporary boyfriend.
She hires Matthew Cooper, a hot, tall, and wickedly handsome male escort with a set of dimples and charm that will bring any woman to her knees.
He assures Piper they will prove her family wrong - that she doesn't need to be married to some billionaire in order to be happy - and that it will remain strictly business between them.
But when their strictly business relationship starts to feel a little too real, Piper and Matthew realize hearts are on the line, and that they may be in for much more than they bargained for.




Prima lettura di quest'autrice che ho sentito nominare in altri blog, e quasi sempre con lodi da 5 stelle.

Sarò io che non so scegliere libri, o che becco sempre ciofeche. Ma qui novella ok, romance ok... ma sfioriamo il ridicolo. Metto due stelline per il Fratello Stanley, che dopo tutto quello che ha passato e che fa per la famiglia, si becca pure una ramanzina orribile dalla sorella, e solo per voler il suo bene e proteggerla! Ridicolo.

Piper è una giovane, decisa, e felice. Ha un lavoro, gli piace far shopping e per questo non ha bisogno di un uomo. Ma per la sua famiglia, che si aspettava di più da lei che un semplice lavoro di Editor e la Single-Attitude, lei quest'anno vuole mostrare (anche se per finta) che ha riuscito anche nell'ambito amoroso.

Matthew è un accompagnatore professionale, niente sesso però è la sua regola d'oro con ogni cliente.
Ma quando vede lei come per puro caso, non resiste e in due giorni di tempo se la fa su ogni superfice possibile della casa dei genitori, pensando che il suo corpo e lei sono irresistibili e non potrà più farne a meno. E meno si toccano e più si vogliono e più lo fanno... Mah...

"Forza di volontà ci rivediamo un altro giorno".

Ma non solo... si fanno scoprire subito dal fratello che essendo avvocato e vuole proteggere la sorellina da un ex criminale (ma non lo è veramente perché dopo la spiegazione lo si capisce benissimo che era vendetta giustificata), si informa sull'interessato. Scoppia una mega-litigata.. e tu fai il tifo per Matthew che stranamente in due pagine perde completamente il suo sangue freddo e diventa peggio di un gatto che fa le fusa, e poi.... HEA in 3 pagine.

Sono delusissima! Mi dispiace ma mi aspettavo qualcosa di più da lei! Osannata da tutti e poi mi ritrovo questo??? :/ No.
Dopo la litigata mi aspettavo a più forza di volontà di mostrare al mondo che non sei un cattivo ne un gattino coccoloso. Mi aspettavo più cose intriganti, più lotta tra i due per l'amore. Invece mi son trovata la solita storiella improbabile.

Mi dispiace. Spero di recuperare con la serie Beware.




mercoledì 15 maggio 2019

Blogtour - Love Vampire di Ilaria Militello



Love Vampire

di Ilaria Militello
Serie Love vampire #1
Genere: Paranormal Romance
CE: Believe Edizioni
Pagine: 450
Punti di Vista: Lùlea & Alex
Cover: Catnip Design
Impaginazione: Star Words
Data Uscita E-book: 29.4.2019
Prezzo E-book: 4.99€
Data Uscita Cartaceo: Maggio 2019
Prezzo Cartaceo: Ancora Non Disponibile


Trama

Lùlea in seguito alla morte di sua mamma si trova costretta a trasferirsi dai nonni materni in Irlanda, dove tutto è strano. Non è più come quando era bambina. C'è qualcosa di misterioso ora lì. Forse la nuova famiglia residente nella vecchia villa nel bosco è l'artefice di quell'alone di mistero? Lùlea ben presto conosce uno dei ragazzi della villa, il suo nome è Alex, che nasconde un grande segreto, come il resto degli inquilini della villa. Fra i due nasce subito un’intesa, una storia che sembra un déjà-vu. A Lùlea pare di aver già conosciuto e amato Alex in passato. La ragazza si troverà presto coinvolta in un amore forte, ma avrà anche il tormento di capire chi è veramente Alexandre Turner, che cercherà in ogni modo di nascondere la sua vera identità per paura di un suo rifiuto, ma presto dovrà decidere e a quel punto inizierà a scoprire verità che cambieranno ogni cosa.



Love Vampire Saga:


#1 - Love Vampire
#2 - Liars
#3 - The Witch Vampire
#4 - Rewind
#5 - Eternity


Spin – Off


#2.5 - Love Vampire - Le origini
#4.5 - Love Vampire – Il diario di Dorothy
#5.5 - Lutz – L’ultimo Drago


Citazione:


"Non puoi fingere per sempre, prima o poi ciò che sei realmente viene fuori"


Biografia autore: 


Ilaria nasce a maggio nell'anno 1986. Fin da piccola è stata affascinata dalle letture fantasy. Vive nelle campagne piemontesi con il marito e suoi due figli. Divide le sue giornate fra casa, figli e scrittura.




Capitolo 1

(Lùlea)

Ero pronta, dovevo esserlo. Salutare la mia vecchia vita non era stato facile. Dire addio alla mia stramba amica Virginia e al professor Alan McFanny era la cosa più difficile che avessi mai fatto. Tutto mi sarebbe mancato, i pomeriggi con gli amici, le serate a dormire da Virginia, persino le lezioni di mistero e storia dell'occulto del professor Alan, anche se in realtà non avevo mai creduto all’esistenza di creature diverse da noi e dotate di poteri. Le avevo sempre considerate delle semplici storie, favole che venivano raccontate ai bambini, leggende inventate per impressionare i turisti. Ma la compagnia del professore era piacevole, c’era qualcosa in lui di familiare. La prima volta che lo avevo incontrato avevo avvertito una sensazione strana.

«Ehi Lù! Stanno chiamando il tuo volo», mi disse Gin, distogliendomi dai miei pensieri.
«Grazie Gin». Abbozzai un sorriso.
«Eccoci qui, è arrivato il momento degli addii», disse malinconica.
«No Gin, non è un addio! Ci rivedremo, lo sai che potrai venire a trovarmi per le vacanze estive».
«Lo so, ma non sarà come averti sempre qui. Adesso con chi passerò i miei pomeriggi? E a scuola? Tu conoscerai altre persone, altre ragazze. Ti farai una nuova amica e così ti dimenticherai di me», disse piagnucolando. La guardai mentre dai suoi occhi verde scuro uscivano copiose lacrime di tristezza, le spostai un ciuffo di lunghi capelli crespi e folti di colore rosso ramato.
«Ah Gin mia cara e pazza amica, ma come ci si può dimenticare di una come te?! Queste cose non devi nemmeno pensarle, lo sai che non potrei mai dimenticarti. Ci sentiremo tutti i giorni e ci racconteremo le nostre giornate. Tu sei la mia cara Gin, niente e nessuno potrà prendere il tuo posto, lo sai», dissi cercando di rincuorarla e darle forza.
«Certamente, ma tu promettimelo lo stesso. Giura che non ti dimenticherai di me! Non ridere, fallo!», disse come se le stesse per avere un attacco di panico. Non le risposi, sorrisi commossa e l'abbracciai forte.
«Ti prego Lù, promettimelo. Comunque vadano le cose lì e chiunque conoscerai, dimmi che nel tuo cuore avrò sempre un posticino».
«Non ho bisogno di promettertelo Gin, sai che è così». Sentii un nodo alla gola e mi allontanai un pochino da lei per guardarla, aveva un'espressione preoccupata.
«Lo so, è solo che... mi mancherai e ...». La interruppi, l’abbracciai di nuovo e questa volta fui io a mettermi a piangere, anche se non volevo. Mi ero ripromessa di non farlo, avevo già pianto troppo in quegli ultimi giorni, ma non potevo farci nulla, era più forte di me, soffrivo. Tutto era avvenuto così in fretta; dalla la morte di mia madre alla decisione di mio padre, a soli due giorni dal suo funerale, di mandarmi dai miei nonni materni in Irlanda. Era successo tutto nel giro di un mese ed era troppo da sopportare, ma che importava? Anche se avessi avuto più tempo sarebbe stato doloroso ugualmente. La voce dell’altoparlante annunciò nuovamente il mio volo, era ora di partire.
«Bene sarà meglio che vada» dissi asciugandomi le lacrime. Il cuore palpitava deciso. Ero in ansia ma allo stesso tempo eccitata per la nuova vita che mi aspettava. Sentivo che quel cambiamento mi avrebbe dato qualcosa di importante.
Salutai per l'ultima volta Gin e mi fece promettere di scriverle appena fossi arrivata a casa.
«Lo farò, puoi starne sicura». Ci abbracciammo ancora una volta e salutai sua madre, ringraziandola per avermi accompagnata all'aeroporto di Malpensa al posto di mio padre, perché troppo impegnato come al solito. Lei mi sorrise e disse che non era stato un problema, Gin avrebbe comunque voluto essere presente. Pam, così si chiamava, era sempre stata molto dolce con me. Gin non le assomigliava, sua madre aveva i capelli a caschetto neri con la frangetta e gli occhi color nocciola. Anche caratterialmente erano agli antipodi, la mia amica era decisa e combattiva, Pam era più riflessiva e sensibile.

Erano le 7.30 quando il volo partì con alcuni minuti di ritardo. Il mio posto era in prima classe, vicino al finestrino. Accanto a me c'era un signore sulla quarantina che leggeva un libro di psicologia e sull'aereo stavano trasmettendo un film sulla seconda guerra mondiale. Le due ore di viaggio si preannunciavano piuttosto noiose e decisi di fissare l’azzurro del cielo, appisolandomi dopo alcuni secondi.

Dopo alcuni sussulti, finalmente l'aereo atterrò. Ero arrivata all'aeroporto di Dublino, il Dublin International Airport, situato a 12 km dalla città, verso nord. Scesi in fretta e mi diressi verso l'altro volo da prendere, quello diretto nella città di Cork. Salii e questa volta partimmo in perfetto orario. Per fortuna il volo fu breve e arrivati al Cork International Airport, scoprii che l'autobus che mi avrebbe portata a Bantry era in ritardo di una ventina di minuti e fu un bene perché persi un sacco di tempo a recuperare le mie valigie. Mi diressi verso la fermata, mi sedetti sulla panchina ad aspettare e guardai attorno a me le campagne verdi. Ammirai il cielo limpido e azzurro, stava iniziando l'estate e, come ogni estate che passavo lì, rimasi affascinata dallo splendido panorama di quei posti. Ero persa nei miei pensieri quando ad un tratto avvertii una strana sensazione, sentivo come se qualcuno mi stesse osservando. Mi voltai di scatto e guardandomi attorno non vidi nessuno, ero sola, eppure continuavo a sentire quella strana sensazione. Mi sembrava di avere due occhi puntati addosso che mi scrutavano con curiosità e desiderio. La cosa non era affatto piacevole. Fui davvero sollevata quando vidi in lontananza arrivare l'autobus, salii in fretta e presi posto nei sedili in fondo. La strada per Bantry era lunga e incominciai a sentire i miei occhi stanchi. Decisi così di concedermi un riposino, almeno una volta arrivata a destinazione non sarei sembrata uno zombie per via della stanchezza. Non ci misi molto a scivolare tra le braccia di Morfeo e mi ritrovai nella bottega di mia nonna. Lei stava lavorando, la chiamai ma non mi rispose. Era troppo presa dal suo lavoro e decisi di avvicinarmi.

«Nonna?... Nonna non mi senti? Sono io, Lù! Mi vedi?!», dissi agitando le braccia. Nulla. Non si mosse. Continuò con il suo lavoro senza alzare la testa. Pensai fosse impossibile che non mi sentisse perché ero a pochi passi da lei. Ad un tratto sentii il campanellino della porta suonare e mi voltai, erano entrati due tipi strani: una donna e un uomo. Lei aveva lunghi capelli neri con riflessi blu, gli occhi viola acceso e la pelle chiara. L’uomo, anche lui dalla carnagione pallida, aveva folti capelli biondi, legati in una lunga coda. Non riuscii a vedere il colore dei suoi occhi perché portava gli occhiali da sole, benché fuori stesse piovendo. Si avvicinarono a mia nonna e la donna iniziò a parlare con lei ma non riuscivo a sentire nulla di quanto si stessero dicendo, quindi decisi di avvicinarmi a loro senza farmi vedere, ma senza accorgermene urtai un vaso che, cadendo a terra, andò in mille pezzi facendo un gran baccano. I due sconosciuti si voltarono di scatto e in un secondo me li trovai di fronte, rimasi stupita dalla velocità con la quale si erano avvicinati a me e restai immobile a fissarli. La donna mi stava sorridendo e guardandola da più vicino notai che il suo volto mi era familiare. Mi voltai verso l'uomo, la sua espressione era seria. Si tolse gli occhiali e finalmente potei vedere il colore dei suoi occhi, erano di un rosso intenso. Iniziò a fissarmi e sentii il suo sguardo penetrarmi nella testa, era come se volesse impadronirsi della mia mente, poi aprì la bocca e vidi dei lunghi canini appuntiti che si avvicinavano alla mia gola e mi spaventai. Mi svegliai di colpo nel panico totale e mi accorsi che si era trattato solo di un incubo. L'autobus non era ancora arrivato a Bantry, ma mancava poco, avevamo appena passato Ballydehob, un paesino dalle case colorate, chiamato il “villaggio degli artisti”. Guardai sull'autobus e vidi che si era riempito, accanto a me si era seduta una vecchietta dai capelli ricci bianchi e gli occhi azzurri ormai spenti. Indossava un lungo impermeabile giallo e degli stivali dello stesso colore. Mi chiesi come mai fosse così vestita, visto che fuori non pioveva. La guardai e lei mi sorrise.

«Lo so a cosa stai pensando, ti stai chiedendo perché mi sono messa l'impermeabile vero?», mi chiese la signora con voce rauca.
«Be' sì, in effetti sì», risposi un po’ stupita per essere riuscita a leggere il mio pensiero.
«L'ho messo perché fra poco pioverà», mi disse sicura di sé. Guardai fuori dal finestrino, il cielo era sereno, non c'era una sola nuvola, neppure in lontananza.
«Oh! Non ti preoccupare mia cara, le nuvole arriveranno, fidati. Non sbaglio mai».
«Capisco». Non ero sicura della sua lucidità mentale e sorrisi per compiacerla.
«Non mi credi vero?! Sento queste cose, vedrai che pioverà, aspetta un'ora o due e vedrai», mi disse sempre più convinta; non risposi più nulla, non volevo discutere con quella vecchietta che sembrava così gentile. Annuii sorridendo.
«Grazie mille», mi disse ricambiando il sorriso e ritornai a guardare fuori dal finestrino. Il tempo non era cambiato. Il cielo era ancora limpido, abbassai lo sguardo per ammirare il paesaggio. C'era un prato verde con tanti fiori fucsia e bianchi. La velocità del mezzo li rendeva una massa indistinta al punto tale farli sembrare un immenso tappeto colorato, un vero spettacolo per la vista. Ero persa in quella meraviglia, quando sentii la stessa strana sensazione che avevo avvertito alla fermata: qualcuno mi stava fissando. Mi girai a guardare l'interno dell'autobus, scrutando i volti di ognuno per cercare di capire chi mi stesse guardando e, mentre passavo a rassegna tutti i passeggeri, ad un tratto mi fermai, mi venne un tuffo al cuore. Non era possibile, non credevo ai miei occhi! Era lei, proprio la donna del sogno di prima, ma com'era possibile? Forse la stavo solo immaginando. Cercai di capire se davvero fosse frutto della mia immaginazione o se veramente quella donna potesse essere reale, ma prima di potermene accertare l'autobus si fermò. Eravamo giunti a destinazione. La donna si alzò e assieme a un gruppetto di passeggeri scese prima di me, la seguii cercando di farmi largo fra i passeggeri ma la persi di vista, di lei non c’era più traccia, era svanita nel nulla. Mi guardai un po’ attorno ma non la vidi più, pensai a quel punto che forse l'avevo davvero solo immaginata. Andai a prendere le mie valige nel porta bagagli e l’autobus ripartì quasi subito. Mi ritrovai così da sola, davanti al pub Barry Murphy's su Wolfe Tone Square.
«Lùlea tesoro, sono qui!». Sentii qualcuno che mi chiamava e mi voltai; era mia nonna che si stava sbracciando dall'altra parte della strada per farsi notare. Presi le mie valigie e le andai incontro.
«Ciao nonna, come va?», le domandai, cercando di sorridere, nonostante la stanchezza per il viaggio e l'agitazione che mi aveva procurato la vista della donna del mio sogno.
«Tutto bene tesoro e tu? Hai viaggiato comodamente?», mi chiese sorridendo mentre sistemava le valige nel bagagliaio.
«Sì, abbastanza». Feci spallucce.
«Bene. Vuoi fare un giretto a Bantry?», mi chiese richiudendo il cofano.
«No grazie, preferirei andare a casa a sistemare le valigie».
«Okay tesoro. La roba che ha spedito tuo padre è già arrivata e l'ho sistemata nella tua stanza».
«Grazie». Annuii e sorrisi, o almeno cercai. Era una situazione strana, io mi sentivo strana, non ero lì solo per le vacanze estive.
«Bene, sali cara, Wilsey ci attende!», mi disse con entusiasmo. Salii sull'auto di mia nonna e mentre stavamo per partire avvertii di nuovo la sensazione di essere osservata da qualcuno e mi chiesi se potesse ancora essere la donna con gli occhi viola. Mi guardai attorno ma non la vidi e nessuno mi stava guardando.
«Tutto okay Lù?», mi chiese curiosa mia nonna, vedendomi preoccupata.
«Come? Sì, certo! Sto bene», le risposi con un sorriso.
«Ti avevo visto un po’ pensierosa».
«Nulla, tranquilla». La rassicurai, sapevo che era in pena per me per via della morte di mia mamma, ne avevo sofferto molto, come ne aveva sofferto lei. Quando era in vita non erano mai andate molto d'accordo, ma era pur sempre sua figlia e non poteva esserne rimasta indifferente. La guardai e la trovai piuttosto invecchiata. I suoi ricci erano grigi, non aveva più fatto la tinta e i suoi occhi, una volta nocciola accesi, erano stanchi. Mi spiaceva per lei, forse stava soffrendo più di chiunque altro ma non voleva darlo a vedere e sapevo che lo faceva anche per me.
«Che c'è, perché mi fissi?», mi chiese curiosa mettendo in moto.
«Nulla, pensavo solo che sono felice di essere qui», le risposi sorridendo. Non stavo mentendo, anche se non era una sistemazione definitiva, ero comunque felice di non essere finita da altri parenti, specialmente quelli dalla parte di mio padre: non mi ero mai trovata molto in sintonia con loro perciò, quando mi era stato comunicato che l'adozione da parte dei miei nonni materni aveva avuto esito positivo, me ne ero rallegrata . Non che altri si fossero fatti avanti, ma a me stava bene così, amavo i miei nonni e l'Irlanda.
«Anche io cara, è una gioia per me e tuo nonno poterti tenere qui con noi», disse sinceramente entusiasta.
«Già... a proposito, dov'è il nonno?», domandai perplessa. «Ero convinta che sareste venuti assieme».
«È andato a trovare un suo amico a Kenmare e tornerà stasera. Sai doveva fargli un lavoro». Roteò gli occhi.
«Ho capito, vuol dire che lo saluterò più tardi».
«Sì, poi andrà a giocare a carte con quei suoi amici bacucchi», aggiunse sbuffando. «Ah! E’ un vero strazio quell’uomo, meno male che ora ci sei tu a farmi un po’ di compagnia».
«Sì hai ragione, ora non ti farò più compagnia solo d'estate», dissi con un filo di tristezza, non tanto per il fatto che sarebbe stata casa mia definitivamente o perché dovevo ricominciare da capo, e nemmeno per la decisione presa da mio padre di scaricare la responsabilità, nonché la sua unica figlia, ad altri. Lui del resto, come mi aveva detto per giustificarsi, era troppo impegnato per dedicarmi del tempo ma non era una novità, non lo aveva mai avuto. Non si era mai comportato come un vero padre nei miei confronti. Per questo la sua decisione di mandarmi in Irlanda non mi aveva turbato più di tanto; l'unica cosa che mi rendeva triste era la mancanza di mia mamma, sapevo che avrei dovuto fare i conti con la nostalgia di lei per sempre.
«Tutto bene Lù?», mi chiese preoccupata nonna.
«Sì, perché me lo chiedi?». Finsi di cadere dalle nuvole, non volevo dirle i miei pensieri.
«Sei così pensierosa. Sei forse triste? Lo so che in questi ultimi mesi la tua vita ha subito un cambiamento improvviso ma vedrai che qui starai bene e presto il dolore passerà», mi disse come se mi avesse letto nel pensiero.
«Sì lo so, grazie».
«È un dolore grande quello della morte di tua mamma, non è bello che i figli sopravvivano alla morte dei genitori».
«Sì, ma non è bello neanche che i genitori sopravvivano ai figli», le dissi sapendo per certa che il nostro era un dolore comune.
«Ma tu sei giovane mia cara... comunque non è piacevole in ogni caso», mi disse con voce roca e capii di dover cambiare discorso per il bene di tutte e due. Quindi tirai un lungo respiro per liberarmi dal magone che si era creato in gola e chiesi la prima cosa che mi venne in mente:
«Allora ci sono novità a Wilsey?».
«Come?», mi chiese colta alla sprovvista e poi si riprese subito. «Ah sì! Ti ricordi Bettina Clamber e Roy Tochis?! Si sono sposati lo scorso sabato».
«Ma dai?! Sono una bella coppia quei due, se non sbaglio era una decina d'anni che stavano assieme». Mi finsi interessata all’argomento. Non ero mai stata tipa da pettegolezzi ma era sempre meglio che parlare della morte della mia mamma e poi sapevo che nonna amava parlare di ciò che accadeva in paese, a lei piacevano i pettegolezzi.
«Sì sì, vero... e lo sai Jeremy Fall che ha fatto?! Ha dichiarato ai suoi di essere gay», continuò assumendo un tono sconvolto a quell'ultima rivelazione.
«Che coraggio! Immagino come l'avranno presa quei paleolitici dei suoi genitori», dissi ridendo.
«A suo padre è venuto un principio d'infarto e sua madre adesso soffre di esaurimento nervoso».
«Povero Jeremy, non oso pensare cosa dovrà sopportare».
«Oh non credo, si è trasferito con un suo “amico” a Londra. La gente del paese non ha parlato d'altro per mesi».
«Lo immagino, chissà i commenti... in paese hanno tutti la mente ristretta e non è difficile immaginare cos'hanno detto».
«Che ci vuoi fare, è un piccolo paesino di cento persone, ci conosciamo da sempre e tutti sanno gli affari di tutti».
«Ovviamente, la gente è impicciona», dissi con rimprovero.
«Oh Lù non dire così, sono all'antica». Li giustificò.
«Anche troppo direi».
«Però è bello e si sta bene, no? Perché fai quella faccia schifata? Non si sta poi così male», mi disse sorridendo. Aveva ragione, era bello e stavi bene sì, ma soltanto se vivevi come loro. Essere diverso significava ritrovarsi sulla bocca di tutti.
«Ah! Non ti ho detto la grande novità», esultò mia nonna. «A Wilsey è arrivata una nuova famiglia o meglio due nuove famiglie».
«Ma dai?! Chi sono e da dove vengono?», chiesi subito con interesse.
«Credo di aver capito che vengano dalla Finlandia se non sbaglio, si chiamano Turner», rispose con poca enfasi.
«E l'altra famiglia?», domandai.
«È sempre la stessa, solo che sono in due. Sono due fratelli con rispettive famiglie».
«Capisco, è un'ottima notizia, gli abitanti aumentano e Wilsey si allarga». Non so per quale ragione ma questa novità mi entusiasmò.
«Mmm, per la verità non siamo molto contenti di questa nuova famiglia!».
«”Siamo” chi, scusa? E poi per quale motivo?», chiesi accigliata.
«Come chi?! Noi paesani. Sono un po’ strani quelli», mi rispose storcendo il naso.
«Perché dici che sono strani? Non capisco, che hanno? Sono marziani?». Risi e mia nonna non sembrò gradire la mia battuta.
«Per prima cosa non si vedono mai in paese e poi sono andati a vivere a villa Galè. Te la ricordi?». Annuii. Certo che me la ricordavo. Era la villa situata nel bosco, quello che si trovava al confine del paese: per arrivarci bisognava percorrere l'unica strada del villaggio fino alla fine e da lì iniziava una stradina sterrata, immersa nella vegetazione, buia e desolata. Personalmente non ci ero mai stata, ma a sentire parlare i paesani sembrava una casa uscita da un film horror. Era disabitata da anni e mai nessuno aveva pensato di andarci a vivere. La gente del villaggio rabbrividiva al solo pensiero di quella villa sulla quale, come in ogni paese, si narravano leggende, storie che attiravano i turisti e incuriosivano chi andava matto per i racconti strani su creature soprannaturali.
«Allora non pensi anche tu che siano strani?», mi domandò.
«No che non lo penso. Che c'è di male se sono andati a star lì? Magari avranno capito che la gente del posto è impicciona e hanno deciso di scegliersi un posto tranquillo, lontano dagli occhi di tutti», giustificai.
«Che dici Lù! Solo delle persone strane possono decidere di andare a vivere in un posto come quello».
«Se lo dici tu». Alzai le spalle. I pettegolezzi non erano il mio forte e non giudicavo la gente senza conoscerla. Non mi lasciavo condizionare dalle chiacchiere delle persone superstiziose e pettegole.
«Non lo dico solo io, è un pensiero comune, fidati non sono per niente normali», incalzò mia nonna.
«Mi sono scordata che qui credete a questi racconti. Pensate che siano stregoni o altro, vero?!», dissi alzando gli occhi al cielo.
«Certo che sì, secondo te non lo sono?», mi chiese quasi stupita dal mio scetticismo.
«Ma andiamo nonna, non mi dirai che ci credi».
«Ricordi cos'erano i vecchi padroni?».
«Ma per favore non mi dirai che credi veramente al racconto sulla famiglia Galè, pensi veramente che fossero degli stregoni?».
«Strani lo erano e anche parecchio».
«Tu li hai conosciuti per poter parlare così? No. Dai retta a quattro vecchietti ubriachi che raccontano un sacco di frottole e poi se qualcuno è strano non vuol dire che sia uno stregone o altro. Ma poi che significa strano per voi? Solo perché se ne vogliono stare tranquilli e isolati al di fuori del villaggio li definite strani?!». Non tolleravo questo tipo di pensieri ottusi: ognuno è libero di essere quel che vuole, rispettando gli altri, questo è certo, ma senza essere giudicato bizzarro solo perché non si conformava alle abitudini di tutti, solo perché usciva dal coro. Ma purtroppo questo è il problema della società di oggi, o sei come tutti o sei “diverso”, che male c'è poi a essere diverso?
«Oh mia cara Lù hai la mente talmente chiusa che non vedi per davvero». Me lo disse con tono dispiaciuto distogliendomi dai miei pensieri.

La guardai sgranando gli occhi: «Come scusa? Sono io quella che avrebbe la mente chiusa?! Ma stai scherzando?! Siete voi quelli ottusi, tutto quello che è diverso lo ritenente strano!».
«Vedo che ti stai scaldando, è meglio chiudere qui». Non mi ero accorta di aver usato un tono deciso, non volevo litigare con lei ma i suoi discorsi mi avevano alterato. Mi dava fastidio quando la nonna parlava come quei trogloditi dei paesani e sapevo perché lo faceva, per non essere definita “strana” anche lei, che rabbia che mi faceva!
«Sì direi», le risposi bruscamente. Provavo pena per quella povera famiglia. Non sapeva in che guaio era andata a finire, sarebbe rimasta sulla bocca di tutti finché non se ne fosse andata e forse anche dopo. Mi spiaceva, probabilmente loro avevano deciso di andare a vivere in quella villa per tenersi lontano dai riflettori, per non far parlare di loro e invece era capitato proprio il contrario.

«Eccoci, siamo a Wilsey», disse nonna con euforia. Guardai fuori dal finestrino e lessi sul grande cartello di legno massiccio “WELCOME TO WILSEY: il villaggio antico”. Il suo aspetto è proprio quello di un villaggio antico ed era stato voluto, una scelta per attirare i turisti, ma anche per restare legati alle proprie discendenze dalle quali gli abitanti del posto facevano molta fatica a staccarsi. Benché anche le menti erano rimaste come quelle dei loro antenati, Wilsey era davvero un incantevole posto. Era sulla strada tra Bantry e Glengarriff, nella contea di Cork a sud-ovest dell'Irlanda. Era come i villaggi di una volta, le classiche botteghe minuscole, alte mura realizzate con vecchi mattoni e stradine in ciottolato. Uno splendido borgo medioevale dal quale si accedeva attraversando un grosso arco in pietra. Questa era la parte turistica, quella al di fuori delle mura invece era stata destinata alle abitazioni che si raggruppavano sul lato sinistro, circondate ognuna da rigogliosi giardini pieni di palme, rododendri, azalee, bambù e rare conifere. Poi procedendo oltre le case dei paesani, dove la strada asfaltata finiva, si estendeva un bosco con altissimi pini, querce e piante esotiche di ogni tipo. Assomigliava più a una giungla. Da piccola, quando nonno mi portava con lui a fare le sue passeggiate mi immaginavo di essere un'esploratrice alla ricerca di posti misteriosi e tracce di antiche civiltà; avevo la fissa di voler diventare un'archeologa, poi crescendo i miei sogni sono cambiati, pur rimanendo sempre attratta da quel bosco, dato che mi suscitava sensazioni inspiegabili. Poco distante da lì c'era la stradina che portava alla famosa villa Galè, nonno non mi ci aveva mai portata, diceva che non era un posto per una bambina, lui crede fermamente che esistano altre creature oltre a noi, un pensiero che io non condivido.
«Eccoci a casa», disse parcheggiando l'auto vicino alla scalinata in pietra che portava all'entrata. Scesi dall'auto e andai verso il pianerottolo davanti alla casa rivestita di pietra, aprii la porta a vetrata e subito mi saltò addosso Black, il cane meticcio della nonna. Era un simpatico batuffolo di pelo nero, grande poco più di un bambolotto.
«Okay Black sono felice di vederti anch’io», gli dissi cercando di allontanarlo dalla mia faccia. Misi a terra il cane e oltrepassai il salottino con il pavimento a parquet dove c'era il divano di legno con i cuscini color panna e l’armadio a vetrinetta con la tv. Entrai in cucina, anche quella era in legno però più chiara rispetto al salotto. Era una cucina ad angolo, realizzata tutta da mio nonno. Andai verso la porta davanti a me, oltre il massiccio tavolo da pranzo, che portava nel giardino e vidi il prato verde ben curato, il tavolino in pietra, le sedie, la sdraio di plastica bianca dove mi sedevo sempre a leggere, l'edera verde che s'arrampicava sulla parete della casa, i fiori, gli alberi e il piccolo laghetto. Tutto era esattamente come sempre. Ogni volta che tornavo era sempre tutto uguale e le cose erano allo stesso posto, come se il tempo si fosse fermato, come se ogni cosa fosse stata congelata durante la mia assenza. Salii gli scalini alla sinistra della cucina, quelli che portavano al piccolo corridoio che veniva usato come libreria. I muri erano pieni di mensole e scaffali che contenevano libri di ogni dimensione e genere, era l'angolo della casa che amavo di più. C'era odore di legno e di carta. Passai le dita su alcuni dorsi. Mio nonno amava collezionare quelli più vecchi, con le copertine più belle e suggestive. Il mio sguardo cadde poi sulla finestra, alla mia sinistra: c’era una fata di legno alta ottanta centimetri e di fronte ad essa, sulla destra, c'era una grossa fontana di legno con una catena alla cima e a questa catena era legata una strana creatura con la testa a forma di un agnellino e il corpo grosso, sproporzionato rispetto alle due magrissime gambe. Mi avvicinai e lo guardai meglio.

“Ma cosa può mai essere questa strana cosa?”, mi chiesi stupita nel vedere che nonna aveva permesso al nonno di sistemare un oggetto del genere in casa. Ricordo ancora le tante discussioni che avevano per i bislacchi, come definiva lei, oggetti che mio nonno recuperava in giro e con i quali voleva addobbare casa.
«Non piace nemmeno a te vero?», mi chiese nonna con una smorfia comparendo alle mie spalle.
«Non saprei... ma che cos'è?». Mi voltai a guardarla con un'espressione perplessa.
«Non chiederlo a me, l'ha portata a casa tuo nonno, nonostante gli avessi chiesto di non farlo, ma sai com'è fatto quando si mette in testa una cosa! È stato irremovibile, dovevi vedere come si è accanito, ha insistito che “doveva” stare qui», disse alzando gli occhi al cielo. Le sorrisi. Certo che conoscevo la testardaggine di mio nonno, ero esattamente come lui. Mi voltai ancora una volta verso quella strana cosa e sentii una sensazione strana che ignorai, feci spallucce e andai verso le scale che portavano al piano di sopra. Arrivata in cima finalmente vidi la porta della mia camera da letto, entrai e notai che anche lì tutto era esattamente come l’avevo lasciato la scorsa estate e ne fui felice perché mi sentii a casa. Sospirai un po’ stanca per il viaggio e mi sedetti sul letto. Mi guardai attorno e vidi sulla cassettiera di legno scuro, vicino alla porta, che vi erano tutte le mie boccette di profumo, il mio portagioie azzurro e un cestino con le mie spazzole. Di fianco alla cassettiera, sull'altra parete c'era l'armadio a due ante con incisi sulle porte due enormi trifogli e sulla destra dell'armadio c'era la porta finestra che dava sul piccolo terrazzo, un altro angolo della casa che amavo, dove mi piaceva sedermi fuori a leggere. Guardai poi in testa al letto e notai che sul comodino, dove c'era la lampada e la sveglia, era stata messa la foto di mia mamma, alzai lo sguardo e mi accorsi di qualcosa che sul soppalco non c'era mai stata prima: una scrivania, sopra c'era il mio computer e una pila di libri che immaginai essere quelli della mia nuova scuola. Sospirai di nuovo, ecco un tasto dolente che avrei dovuto affrontare, scuola nuova e compagni sconosciuti. Distolsi lo sguardo per non pensarci, dato che non sarebbe cominciata per almeno tre mesi e decisi di uscire sul terrazzo per prendere una boccata d'aria. Il pavimento era in assi di legno e c'era un muretto alto all'incirca novanta centimetri al posto della ringhiera, da lì si poteva vedere il giardino dietro la casa e il bosco che la circondava. Mi sedetti sullo sdraio e mi rilassai guardando il cielo azzurro e limpido. In quel momento mi tornò in mente la vecchietta di prima, aveva sbagliato le sue previsioni. Chiusi gli occhi per un istante e sentii di nuovo la medesima sensazione di essere osservata, li riaprii immediatamente e vidi qualcosa muoversi nel bosco ma non riuscii a capire cosa fosse perché fu troppo veloce, mi vennero i brividi e rientrai in casa chiudendo la finestra. Uscii dalla stanza e mi diressi verso il bagno, il quale si trovava nel tratto di corridoio che portava alla stanza dei miei nonni. Avevo bisogno di un bagno per rilassarmi, il viaggio era stato lungo e il sogno che avevo fatto sul pullman tornò a rivivere nei miei pensieri.
“Lùlea, sciocca! È impossibile che l'uomo dagli occhi rossi abbia potuto spiarti, non esiste un tipo così”, mi dissi mentre riempivo la vasca. Quali idiozie stava partorendo la mia mente? Il bagno era diverso da tutte le altre stanze dove padroneggiava il legno, aveva un lungo lavandino di marmo rosa antico. Sopra c’era un grande specchio con decori in ferro battuto e il lato sinistro della stanza era occupato da un enorme armadio, quello era il segno tangibile che la nonna fosse riuscita a far prevalere le sue idee. Mi sedetti sul bordo della vasca e iniziai a pensare quanto fosse differente il bagno della mia vecchia casa, lì tutto era tinta caffè. Mia mamma lasciava sempre il cestino con le saponette colorate sul bordo quando facevo il bagno e accendeva le candele profumate. Sentii una forte nostalgia di casa e di mia madre. Lasciai quei pensieri tristi e respirai affondo l'odore di gelsomino e vaniglia del bagnoschiuma che si era diffuso in tutta la stanza. Mi svestii ed entrai cercando di rilassarmi ma dopo solo alcuni secondi sentii bussare alla porta, era la nonna.
«Lù cara, che fai?», mi urlò da dietro la porta.
«Un bagno», risposi un po’ infastidita. Odiavo essere disturbata quando mi rilassavo nella vasca.
«Ah, okay...». Fece una pausa. «Io vado a Glengarriff a prendere Aristotele dal veterinario, sai l'ho portato per la sua pulizia mensile. Mi chiedevo se volessi venire anche tu», aggiunse poi.
«No grazie, vai pure! Vorrei continuare il mio bagno, per oggi ho viaggiato abbastanza».
«Sicura?», mi chiese e sospirai.
«Sicurissima», risposi decisa, non avevo nessuna intenzione di uscire da lì.
«Va bene. Ci metterò dieci minuti».
«Sì, fai con calma, a dopo. Ciao». Sarei rimasta sola e avrei potuto tranquillamente crogiolarmi nella vasca fino a che non sarebbe ritornata mia nonna, la cosa mi piaceva. Mi rilassai completamente e non pensai più a nulla, liberai la mente e dopo alcuni istanti di beato silenzio Black iniziò ad abbaiare come un pazzo e sussultai.
“Ma cosa diavolo c'è ora?”, dissi sospirando e cercando di calmare i battiti accelerati del cuore, mi aveva spaventata. Nel momento in cui cercai di calmarmi, mi venne in mente la figura che avevo intravisto poco fa fra gli alberi. Scattai in piedi e andai a chiudere la porta del bagno a chiave per avere la possibilità di rivestirmi senza che nessuno entrasse nella stanza mentre ero seminuda. Una volta vestita, uscii con cautela e andai in cucina guardandomi attorno. Black stava abbaiando contro la porta finestra che dava sul giardino, era arrabbiato e, io, con il cuore che batteva all’impazzata, guardai fuori.
«Santo cielo Black, è solo un gatto! Stupido cane, mi hai fatto spaventare per nulla». Sospirai e mi rilassai, imponendo al mio cuore di rallentare i battiti Aprii la porta e l’animale scappò, Black schizzò fuori e gli corse dietro fino al muretto del giardino.
«Black dove vai? Vieni qui!», dissi uscendo e una folata d'aria mi colpì. Non mi ero accorta che si fosse alzato vento. In lontananza notai grosse e scure nubi in avvicinamento. Non avrebbe tardato a piovere e ripensai alla vecchietta sull’autobus, non si era sbagliata.






martedì 14 maggio 2019

Il fuorigioco spiegato alle ragazze di Miss Black


Il fuorigioco spiegato alle ragazze

di Miss Black 
Romance, Erotico, Sport
Autoconclusivo
Self


Sinossi

Lenny Pirie è una scrittrice impegnata, una giornalista, un’intellettuale. Non ha mai visto una partita di calcio in vita sua e non le interessa fare l’esperienza. Ma per il suo nuovo libro sulle icone inglesi dei tempi moderni deve intervistare il popolarissimo attaccante del Chelsea Byron Kelsey, detto “The Corsair”. Byron parla un inglese quasi incomprensibile alle sue orecchie, segue un regime dietetico folle e si allena un numero spaventoso di ore al giorno. Per il britannico medio rappresenta la perfezione fisica, un mito, un eroe. Per Lenny rappresenta l’incarnazione di una società malata di apparenze.

Ma Byron non è solo uno sportivo viziato e ha delle profondità, e delle asperità, inaspettate. E, cosa ancora più inaspettata, non sembra insensibile al fascino tutto cerebrale di Lenny...



** CONTIENE SCENE ESPLICITE - CONSIGLIATO A UN PUBBLICO ADULTO**










La giornalista e scrittrice Lenny Pirie, sta scrivendo un libro che parla di alcune icone del nostro tempo, delle ossessioni di cui è vittima la società. Tra queste spicca l’ossessione per il corpo, inteso come uno degli elementi che caratterizzano e condizionano la nostra epoca. Chi meglio del famoso calciatore del Chelsea, Byron Kelsey può incarnare il prototipo dell’uomo bello, famoso e con una cura maniacale per il proprio corpo statuario?

Lenny lo incontra per un’intervista e rimane piacevolmente colpita da Byron, la sua ignoranza è assodata, lui stesso ammette che il suo diploma è finto e come se non bastasse si esprime in un modo poco comprensibile, questo per via di uno strano accento, caratteristica del luogo di provenienza. La semplicità nell'usare delle metafore per spiegare il suo modo di fare sport, di come rappresenti tutto il suo mondo, affascina e incuriosisce la giornalista. L’uomo nonostante la scarsa cultura è una persona molto intelligente, purtroppo ha tutte quelle caratteristiche che rispecchiano la tanto criticata categoria di persone legate all'apparire, al rappresentare al meglio la propria immagine.

Sempre circondato da modelle bellissime, Lenny non avrebbe mai immaginato che durante i loro incontri lui potesse farle delle avance, lei che nulla ha a che vedere con il tipo di donna che abitualmente frequenta, ma alla fine, perché rifiutarsi?

Il rapporto tra Lenny e Byron, durante l’evolvervi della storia, attraversa varie fasi: passione, tradimento, disillusione, rabbia, tormento, rimpianto, pentimento, stati d’animo che colpiscono indirettamente anche il lettore, che si ritrova a sua volta ad analizzare i modi di fare dei due protagonisti. Non si può non amare la semplicità del calciatore e stizzirsi dinnanzi ad alcuni “scivoloni” dovuti proprio a quel modo di vivere così al di sopra delle righe, così come non apprezzare la mente brillante e arguta della giornalista che a tratti diventa “quasi” umana ai nostri occhi, quando inizia a sentire sulla propria pelle, l’inadeguatezza del suo corpo che non rispecchia gli standard in voga del momento. Difetti messi sulla pubblica piazza nel momento in cui la loro storia diviene di dominio pubblico: l’insulsa giornalista e il bellissimo e ricchissimo calciatore, qualcosa di così inusuale che i due sono continuamente sotto i riflettori e i flash dei paparazzi. Byron sarà anche abituato alla cosa, ma non Lenny…

Care Girls, la nostra cara Miss Black, anche questa volta ci ha scaldate per benino, non guarderò mai più un tavolo da ping pong con le relative palline e racchetta con gli stessi occhi!!! Come sempre riesce a dosare in maniera egregia quelle scene di sesso che noi lettrici apprezziamo in toto!! Le sue storie non sono mai banali, tanto che in quest’ultima, affronta un tema attualissimo e tanto controverso…la bellezza e l’apparire, un biglietto da visita che apre magicamente le porte di quella società corrotta e viziosa. Usa termini ricercati e si vede che si è ben documentata, ma d'altronde è una sua caratteristica che la rende una delle scrittrici erotiche più apprezzate dei nostri tempi.



venerdì 10 maggio 2019

Anime: Citrus - Stagione 1 di Hayashi Naoki e Saburouta

CITRUS

Data di Uscita: 06 Gennaio 2018
Stato: Finito
Autore Anime: Hayashi Naoki
Autore Manga: Saburouta
Genere: Dramma, Romantico, Scolastico, Sentimentale, Shoujo Ai, Yuri
Durata: 24min /ep
Episodi:12
Seconda Stagione: probabilmente nel fine anno 2019


Trama 

Yuzu, una liceale gyaru che non si è mai innamorata, si trasferisce in una scuola femminile dopo le seconde nozze della madre. Già arrabbiata per non poter trovare un fidanzato nella sua nuova scuola, incontra nel peggior modo possibile la splendida e bruna Mei, presidente del consiglio studentesco. Per di più, in seguito scopre anche che Mei è la sua nuova sorellastra e che vivranno sotto lo stesso tetto! Così inizia la storia d'amore tra due ragazze completamente diverse tra loro che scoprono di essere attratte l'un l'altra!



Personaggi: 



Yuzu





Mei





Episodi stagione 1: 


1 - love affair!?
2 - one's first love
3 - sisterly love?
4 - love me do!
5 - under lover
6 - out of love
7 - love or lie!
8 - war of love
9 - love is
10 - winter of love
11 - love only you
12 - my love goes on and on




Questo anime parte malissimo già dai primi minuti perché dalla trama ti fa sembrare tutto bello, e invece ti ritrovi con due personaggi che non sono ciò che sembrano. 

Yuzu é una giovane molto stravagante che non vuole regole nella sua vita. Mei è una bacchettona di prima categoria e anche molto maleducata, ma anche cattiva e senza cuore in certe scene. 
Le due ragazze nell'anime non hanno una vera e propria storia d'amore ma è un'attrazione amore/odio che si forma. Il vero e proprio amore arriva forse alla fin fine dell'anime. 

Durante l'anime hai un sali e scendi di manie omicide versi Mei che tratta la sua sorellastra come una pezza da piedi. Non gli importa di quello che fa ne dei suoi sentimento che crescono più lei la tratta peggio che per un gesto d'amore buttato a casa nella scena ( vedi ogni scena di bacio). 

La storia poteva essere trattata molto meglio, senza tutto quel bullismo senza senso sia da parte dei nonni che non dimostrano affetto ne sentimenti, che da parte della amiche, che in certe scene sembrano vere stalker e manipolatrici come poche. Considero quella cattiveria gratuita e senza senso logico di esistere in quel contesto, come della semplice noia che non si sa come mandar via, dunque perché no prendo la mia sorellastra, la faccio innamorare e poi la tratto malissimo perché non riesco ad accettarmi o accettare la mia vita di merda. 
Ehm ... NO.

Il mio voto è molto basso 2.5. 
Quando faranno un seguito lo guarderò per capire meglio il rapporto che si instaura e per mera Curiosità... ma non per altro. 


giovedì 9 maggio 2019

Anima e Corpo di Simona La Corte

TITOLO: Anima e Corpo

NOME AUTORE: Simona La Corte
GENERE: Music Romance
EDITORE: Self Publishing
PAGINE: 286
LINK D'ACQUISTO o PRE ORDER: Amazon



Trama

Miranda Visconti è una giovane e talentuosa stilista che ha lasciato Palermo per stabilirsi a Londra, la città che le ha offerto il lavoro dei suoi sogni. Nella Carter’s Hall, una delle più celebri case di moda londinesi, ha l’occasione di essere ingaggiata come costumista dei Black Hearts, la rock band più popolare dell’ultimo decennio. Nella vita privata, Miranda ha sempre ostentato un atteggiamento compassato nei confronti degli uomini, ma l’incontro con Benjamin Sander, il dissoluto front man della band, le cambierà la vita.
Benjamin Sander ha vissuto un’esistenza piena di sregolatezze, finché la bella Miranda non metterà in discussione tutto, per primo il suo cuore blindato.
La forza prorompente dell’attrazione reciproca obbligherà entrambi a perdere il controllo su loro stessi.
Una storia d’amore intensa e sofferta, di passione e tormento. Perché, a volte, un grande amore ha bisogno di compiere giri immensi.





Miranda Visconti, giovane siciliana, lascia la sua amata città per studiare fashion design a Milano, da lì, poi, parte per Londra, piena di speranze per realizzare i suoi sogni e …ci riesce!!! 

Come infatti viene assunta alla Carter’s Hall, una delle più celebri etichette della moda britannica e, dopo un anno circa, le viene affidato il compito di realizzare i costumi di scena della famosissima rock band, Black Hearts. Tra i componenti del gruppo, chi farà breccia nel suo cuore, sarà Benjamin Sander, il front man della band, un concentrato di bellezza esotica a cui nessuna donna sa resistere!!! L’attrazione tra i due è immediata, quella ragazza italiana così bella, suscita nell'uomo sensazioni mai provate, tanto da paragonarla a una fame che deve saziare a tutti i costi…

“Prima o poi, lei sarà mia e sazierò la fame che mi divora”.

Mettendo da parte le proprie reticenze, dovute ad un passato che l’ha resa restia ai rapporti con l’altro sesso, Miranda, smette di combattere la guerra contro se stessa e si lascia trascinare dalla passione, donandosi a lui anima e corpo. Inizia così una storia col frontman, si trasferisce a casa sua vivendo in una sorta di magica bolla fatta di giornate e notti all'insegna del sesso più sfrenato, bolla destinata a scoppiare ben presto nel momento in cui Benjamin dovrà iniziare il tour e Miranda partire per la settimana della moda a Parigi…
Care Girls, questa è una storia di quelle che ha camminato a braccetto con la mia gastrite!!!
Ben è un uomo con problemi familiari irrisolti che lo hanno reso il pezzo di m**** che è, un essere quasi anaffettivo, che non prova rimorsi nel liquidare il giorno dopo le ragazze con cui si sollazza la sera prima. È un puttaniere nato che ragiona con la parte anatomica che ha posizionata nelle zone basse… Ama solo i corpi delle donne, gode e le fa godere alla grande, ma ha pochi riguardi per i loro sentimenti…

“Non sono bravo a consolare le donne. Le ho sempre usata solo per il piacere personale, dimenticandole l’attimo dopo”.
Penso che il sentimentalismo sia una cosa a lui sconosciuta, tanto che non riesce a dare un significato alle emozioni che prova per Miranda, nonostante lei gli dichiari, in più di un’occasione, il suo amore.

Si soffre leggendo questo libro, perché non si può fare a meno di immedesimarsi nel ruolo della protagonista quando le incomprensioni, i malintesi e i tradimenti, devasteranno il suo cuore.

Il tutto è narrato in prima persona, con POV alternati, quasi una sorta di diario dove Miranda racconta, a ritroso nel tempo, come è iniziato il suo rapporto con Ben. Da contorno ci sono figure che hanno reso il racconto ancora più corposo (spero che l’autrice possa fare un pensierino per un’eventuale storia tra Carla, l’amica di Miranda, e Taylor, componente della band), che ci hanno regalato momenti di allegria e di vera amicizia.

Siete curiose di scoprire se il bello e dannato farà ammenda dei propri peccati e a riconoscere che il sentimento che prova per Miranda è amore allo stato puro? Non vi resta che leggere il libro per scoprirlo, lasciandovi trascinare dal vortice di emozioni che inevitabilmente suscita. 
Per essere il suo primo lavoro, devo dire che Simona La Corte se l’è cavata alla grande, è stata una piacevolissima sorpresa, scrive in maniera scorrevole e accattivante, non si può di certo dire che non abbia le carte in regola per diventare un’ottima scrittrice, è, a mio parere, sulla strada giusta. 

Consiglio questo libro a tutte quelle persone che amano il music romance, con un’unica raccomandazione: leggetelo con un antiacido a portata di mano, il vostro stomaco ve ne sarà grato.




martedì 7 maggio 2019

L' Enigma Matthew Alcott 1 di JD Hurt

L' Enigma Matthew Alcott 1

di JD Hurt
Suspense Thriller, Young Adult, Dark
Serie Matthew Alcott, #1
Serie: SI

Trama

Alle persone piace essere ricordate. E’ per questo che si scrive un libro, si dipinge un quadro, si scopre la cura contro il cancro.
Anch’io voglio essere ricordato. Nessuno deve dimenticare quello che mi è successo.
In un certo senso scriverò il libro della vita, dipingerò il quadro dell’Apocalisse, curerò la malattia peggiore.
Me stesso.
E lo farò sorseggiando il vino più dolce.
La vendetta.
Contro chi?Non è importante il fine. Ciò che conta è il mezzo per raggiungere quel dannato fine.
Il mio strumento ha un solo nome.
Carrie Cockard.
Alle persone piace essere amate. E’ per quello che cerchiamo di essere belli, o simpatici; oppure semplicemente mentiamo per sembrare più gradevoli.
Abbiamo paura di essere abbandonati.
Io sono stata abbandonata e amata in eguale misura. Poi ho perso tutto. Il bambino che, durante l’infanzia, mi ha fatta sentire speciale, è scomparso.
E’ stato come se mi strappassero il cuore per gettarlo lontano.
Ma poi ho capito che si risale la china solo se si tocca il fondo. E la vita dovrà pure essere vissuta attraverso la dura lezione della memoria, ma può essere goduta solo lasciandosi dietro il dolore.
Non è importante in quale maniera.
Ciò che conta è che ho deciso. Finalmente voglio dimenticare il passato.
Quel passato porta un solo nome.
Matthew/Mowgli Alcott.
Matt e Carrie. Quando nulla è come sembra, ma ciò che appare finisce per diventare la sola cosa che conta.



Nota dell’autrice: “L’Enigma Matthew Alcott” è il primo volume dell’omonima dilogia dark/young adult. Il romanzo è anche un thriller; tratta argomenti delicati. 
E’ consigliato ad un pubblico adulto e consapevole.

Intoccabile di Ylenia Luciani



Intoccabile


AUTORE: Ylenia Luciani
FORMATO: sia digitale che cartaceo
PREZZO: 2,99 ebook, 9,90 cartaceo
PAGINE: da definire
GENERE: romance contemporaneo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 maggio 2019


Trama

Seattle 2019.

Mi chiamo Asher Jackson. Non amo i rapporti umani, non amo essere toccato.
Nella mia vita ho preso molte strade sbagliate, una su tutte ha segnato il mio destino.
Vivo con poche, inderogabili, regole: sesso, divertimento, nessun coinvolgimento, non più di una notte… L’arrivo di Arizona stravolgerà la mia esistenza; molte regole verranno infrante, molte barriere abbattute e, alla fine, il mio destino diventerà anche il suo.
Scappare o accettare la mia sorte?
La differenza la può fare solo lei…





“Mai più di una notte, è la mia regola assoluta. Sesso, divertimento, nessuna parola di troppo e nessun coinvolgimento”.

Questo è il modus operandi di Asher, ex calciatore che ha dovuto dire addio allo sport a causa di un infortunio al ginocchio, un uomo che ama divertirsi, possibilmente con una donna diversa ogni sera e solo alle sue condizioni…Nessuna sembra interessarlo, nemmeno la bellissima Arizona, segretamente innamorata di lui da sempre, ma che ben si guarda dal manifestarlo, proprio per paura di perdere quell'unico rapporto che lui le concede, ovvero l’amicizia.

Arizona, che è una famosa modella, grazie a una proposta di lavoro a Seattle, finalmente riesce a rivederlo dopo mesi di lontananza. Dal loro incontro traspare che tra i due non c’è solo un rapporto di amicizia, nonostante Ash cerchi di mettere a tacere l’attrazione che prova per lei, usando dei modi scorbutici al limite della maleducazione. La ragazza, pur soffrendone in silenzio e mascherando abilmente il suo malessere con la disinvoltura che la contraddistingue, questa volta è fermamente intenzionata a oltrepassare quel limite per lui invalicabile, vuole qualcosa di più…

Il passaggio dall'amicizia a un rapporto più intimo, non sarà semplice per i due. Ash, un uomo problematico che non ama il contatto fisico se non per soddisfare i propri bisogni sessuali, nasconde un passato che lo ha segnato in maniera indelebile, che lo ha portato a mentire e a compiere delle scelte molto drastiche. I suoi cambiamenti repentini di umore sono destabilizzanti, quel poco che dà di sé stesso, se lo riprende subito dopo, una personalità indecifrabile che avrebbe fatto deporre le armi a chiunque, ma non ad Arizona, che lo ama tanto da sopportare i suoi tormenti, i suoi divieti e a elemosinare ogni suo singolo abbraccio…

“Quello che provo per lui va ben oltre una semplice amicizia: Ash è la mia famiglia, tutto quello che ho. Le sue braccia muscolose sono protettive quanto le mura di una casa ed è esattamente così che mi sento quando ho la fortuna di averle avvolte al mio corpo: a casa “.

Casa è sinonimo di famiglia, di calore, di affetto, cose che le sono mancate nella sua vita perché cresciuta troppo in fretta nell'indifferenza totale dei suoi genitori da cui si è separata definitivamente appena intrapresa la carriera di modella. Ash è il suo tutto e pur di non perderlo si troverà davanti a delle scelte da prendere che nulla hanno a che vedere con i suoi principi…

Ma cosa succederebbe se il passato da cui scappa Ash da più di un anno fosse nuovamente sulle sue tracce? Quali conseguenze ci sarebbero per le persone a lui care? Sarà in grado di affrontarlo o ricadrà nuovamente in quella spirale per proteggere chi ama?

Care Girls, so cosa state pensando “la solita solfa, con un lui problematico e una lei che strepita per averlo a tutti i costi”, ebbene, niente di più sbagliato!!! La storia affronta un argomento che non avevo mai letto in un libro, e lo fa, oltretutto, in maniera ben documentata, aprendoci gli occhi su cosa succede quando una mente fragile si lascia influenzare da personalità carismatiche.
I protagonisti sono ben caratterizzati e, grazie ai POV alternati, veniamo a conoscenza dei loro pensieri tormentati, emozionandoci non poco. Gli avvenimenti si susseguono con ritmo incalzante e si legge il libro tutto d’un fiato, senza mai annoiarsi, arrivando alla fine con un colpo di scena al cardiopalma !!!

L’autrice ha fatto un ottimo lavoro, un bel salto di qualità che dimostra quanto sia cresciuta nel suo modo di scrivere. Continua così Ylenia!!!


Alla prossima Girls .